Com’è difficile cambiare (in meglio) le pensioni…

Le decisioni prese dal Governo sulle pensioni nella legge di Bilancio 2026 considerano poco la demografia e altri risultati di ricerca.

La demografia è chiara. Oggi le persone di 20-64 anni sono trentaquattro milioni; secondo l’Istat – che prevede saldi migratori per il prossimo ventennio simili a quelli degli ultimi anni – nel 2045 le persone di 20-64 anni saranno ventinove milioni, cinque milioni in meno rispetto a oggi. Nello stesso tempo, le persone di età 65+ continueranno ad aumentare, grazie anche al verosimile (e auspicabile) incremento della sopravvivenza: secondo l’Istat nel 2045 saranno diciannove milioni, a fronte dei quindici milioni di oggi. Quindi, oggi in Italia vivono quarantaquattro persone con più di 64 anni ogni cento di età 20-64, mentre nel 2045, fra appena vent’anni, saranno sessantasei su cento.

Il nostro sistema previdenziale riesce a essere sostenibile – pur in presenza di questi profondi cambiamenti demografici – legando in modo stretto pensioni e demografia. La legge Dini del 1995 (accelerata dalla legge Monti-Fornero del 2011) ha stabilito che l’età al pensionamento di anzianità e di vecchiaia fosse legata al numero di anni che – mediamente – una persona vivrà dal compimento da 65 anni in poi. Questa età, nell’ultimo cinquantennio è cresciuta a ritmi sostenuti: era quindici anni nel 1974, diciotto nel 1999, ventuno nel 2024. Se gli enti previdenziali non riescono a “correre dietro” a questi incrementi di speranza di vita, deve intervenire lo Stato, attingendo alla fiscalità generale, sottraendo quindi risorse ad altre poste di bilancio.

Per non far saltare i conti, l’età al pensionamento è dovuta necessariamente aumentare: è stato calcolato che un mese in meno nella soglia dell’età si trasforma immediatamente in un miliardo di costo in più (l’effetto è duplice: un mese di contributi in meno e un mese di pensione erogata in più per i 700 mila nuovi pensionati annui). E non si tratta di un miliardo una tantum, ma di un miliardo in più per tutti gli anni futuri.

Il Governo nella legge di bilancio 2026 ha rallentato l’adeguamento dell’età pensionabile al miglioramento della speranza di vita a 65 anni: secondo le norme vigenti sarebbero dovuti scattare tre mesi in più – sia per la pensione di vecchiaia, sia per quella di anzianità – a partire dai nuovi pensionati del 2027. Invece, l’adeguamento verrà diluito nel tempo: un mese in più nel 2027, tre mesi in più a partire dal 2028 (dopo le prossime elezioni politiche, naturalmente…).

Anche altri risultati di ricerca andrebbero tenuti in debito conto. Uno studio molto recente mostra che l’incremento dell’età al pensionamento dopo il 2011 (legge Monti-Fornero) ha causato un peggioramento delle condizioni di salute per gli uomini, misurata in termini di mortalità e ricoveri ospedalieri (Chiara Ardito et al.: Mortality and risk of cardiovascular diseases by age at retirement in three Italian cohorts, Big Data Research. Volume 41, 28 August 2025). Altri studi indicano che questo peggioramento è concentrato specialmente fra i lavoratori impegnati in mansioni gravose. Questi risultati si assommano a quelli pubblicati dell’Istat qualche anno fa, che mostravano come l’attesa di vita a 65 anni fosse significativamente più bassa per le persone meno istruite, specialmente per gli uomini:

Attesa di vita a 65 anni nel 2012 per sesso e titolo di studio

UominiDonne
Nessun titolo o licenza elementare17,821,6
Licenza media inferiore18,622,1
Licenza media superiore19,222,5
Laurea o titolo superiore20,022,9

Fonte: https://www.istat.it/tavole-di-dati/diseguaglianze-nella-speranza-di-vita-per-livello-di-istruzione/

Il governo ha mantenuto l’Ape Sociale (ossia alcune facilitazioni anche per le persone impegnate in lavori usuranti) ma – per far quadrare i conti futuri – ha tagliato in prospettiva i fondi disponibili dopo il 2026. Per risparmiare (ora, ma non in prospettiva) il Governo ha eliminato anche Opzione Donna, che permetteva l’uscita anticipata, pagata dalla nuova pensionata con decurtazioni all’assegno, calcolato solo con il metodo contributivo per tutta la vita pensionistica. Fortunatamente un altro intervento inserito nelle prime versioni della legge, ossia rendere più gravoso il riscatto per gli anni di studi universitari, è stato eliminato dal testo finale: sarebbe stato un ennesimo intervento a danno delle generazioni future.

In sintesi, l’intervento più costoso della Legge di Bilancio 2026 sulle pensioni è stato diluire in un triennio il mini scalino di tre mesi. Ma per favorire i nuovi pensionati pre-elezioni del 2027, senza scassare i conti, si sono penalizzati i lavoratori usurati, i pensionati futuri e le donne. Inoltre, intervenendo allo stesso modo su tutta la platea di chi sta per andare in pensione, apparentemente il Governo ha agito in modo equo, ma in realtà ha contribuito a perpetuare le diseguaglianze.

Più in generale, la politica e i rappresentanti delle categorie produttive dovrebbero aprire veramente il cantiere pensionistico, con riflessioni approfondite, che permetterebbero scelte lungimiranti. Non è possibile farlo con provvedimenti presentati il diciassette dicembre, per essere approvati dal Parlamento, in legge di Bilancio, dopo affannose modifiche notturne, prima di stappare lo spumante di Capodanno.

Si dovrebbe intervenire nel segno dell’equità, sia fra le generazioni, sia all’interno di ogni generazione, tenendo conto della demografia, delle diseguaglianze di salute, delle diverse carriere lavorative. Il sistema va reso meno rigido, ad esempio aprendo a forme miste di lavoro e pensione, come fanno da sempre molti artigiani, che un po’ alla volta si ritirano dal lavoro, lasciando l’attività a un figlio o a un collaboratore. Vanno poi evitate misure populistiche, che rischiano di inseguire solo il consenso elettorale: valeva proprio la pena sperperare miliardi per evitare ai nuovi pensionati del 2027 due mesi di lavoro in più?


Gianpiero Dalla Zuanna – professore di Demografia, Università di Padova

[29 dicembre 2025]

1 commenti On Com’è difficile cambiare (in meglio) le pensioni…

Lascia un commento:

(Compila i campi richiesti. Il tuo contributo verrà analizzato e pubblicato. L’indirizzo email, essendo riservato, non sarà visibile; il sito web non è obbligatorio)