Per riconquistare i cuori di cittadini disamorati e disillusi, che in larga parte non vanno neanche più a votare, perché pensano che tanto nulla cambierà, la politica deve puntare al massimo: né più né meno che la felicità, intesa come soddisfazione e ricchezza di senso di vita. Ovvero, deve realizzare pienamente la seconda parte dell’articolo tre della Costituzione, rimuovendo gli ostacoli alla fioritura della vita umana.
Per fare questo, non può ignorare la frontiera dei risultati delle scienze sociali e dell’economia civile che, sulla base di milioni di dati e di evidenze empiriche, ci dicono oggi cos’è la persona. Non esiste l’uomo economico ma esiste l’uomo integrale che ha bisogno di cinque cose per essere felice: ricchezza di senso del vivere, qualità della vita di relazioni, generatività (fare qualcosa che è significativo per gli altri), connessione e trascendenza.
La chiave di tutto è la relazione. La vita economica e sociale può essere un devastante gioco a somma zero, dove combattiamo per risorse date, o un gioco a somma positiva, dove cooperiamo per allargare la torta. Guardando la storia dell’umanità, non c’è alcun dubbio che il gioco a somma positiva domini (la foresta che cresce è fenomeno di gran lunga prevalente sugli alberi che cadono). Non saremmo altrimenti passati in duemila anni da 270 milioni di persone, con aspettativa di vita di 28 anni, a circa 8 miliardi di persone, con aspettativa di vita di 79 anni (media mondiale), creando sulla terra condizioni di esistenza per circa 536 miliardi di anni di vita in più. Il rischio oggi è che i giochi a somma positiva di comunità scientifica, economica e sociale siano disfatti da una degenerazione della comunità politica.
L’intelligenza relazionale (intesa nelle sue tre dimensioni fondamentali tra esseri umani con l’ecosistema e nei confronti della tecnologia) è la chiave per la risposta a tutti i principali problemi che abbiamo davanti. A partire da quelli internazionali si risponde alla logica giurassica del gioco somma zero di Trump e degli autocrati con il gioco europeo a somma positiva che moltiplica le risorse negli accordi commerciali con il Mercosur e con l’India e di un nocciolo duro di paesi volenterosi che fa un passo avanti nella condivisione delle risorse nella logica di quello che fece nascere loro.
Il progresso in ogni campo di politica passa attraverso la realizzazione del principio relazionale.
Nella transizione ecologica, che è fondamentale per indipendenza strategica e riduzione costo energia per famiglie ed imprese, bisogna assicurare condizioni favorevoli per tutti gli attori in campo (investitori negli impianti delle rinnovabili, imprese, famiglie, bilancio pubblico), rimuovendo i colli di bottiglia dei ritardi autorizzativi, promuovendo lo sconto in bolletta per le comunità energetiche e rafforzando i meccanismi delle aste competitive con contratti per differenze.
Nella lotta alla povertà bisogna partire dalla constatazione che meno della metà degli aventi diritto accedono alle misure previste. C’è bisogno di più relazione, di angeli sociali che accompagnano i potenziali beneficiari, che da soli non sono in grado di accedere.
In sanità il principio di relazione è una delle chiavi della cura, assieme ad interventi di fiscalità progressiva che combattano l’evidente diseguaglianza sanitaria su base di reddito.
Nell’intelligenza relazionale ci sono risposte per due grandi dilemmi che bloccano il paese: la stagnazione dei salari reali e il paradosso del risparmio, con la preferenza per la liquidità che corrode la ricchezza ed impedisce di accedere a rendimenti maggiori, che arriverebbero da canali ben strutturati di finanziamento al nostro sistema di imprese.
L’intelligenza relazionale è stata, e sarà in futuro, la chiave del successo del nostro sistema sociale ed economico, attraverso i consorzi e il vasto mondo delle imprese sociali e cooperative. Promuovere cooperazione e biodiversità delle forme d’impresa, assieme a sussidiarietà e partecipazione dal basso, oggi non è soltanto la chiave per innescare nuovi giochi a somma positiva, ma anche la via maestra per salvare la democrazia.
Leonardo Becchetti
[29 gennaio 2026]




