Le ragioni per un SI’ al Referendum

Fascisti. Massoni deviati. Mafiosi. Stravolgitori della Costituzione.

Questi sono alcuni degli slogans usati dai sostenitori del NO per il prossimo referendum.

Miserie, che dimostrano la mancanza di argomenti di merito. Sì perché ciò che più colpisce delle prese di posizione del NO è l’assoluta mancanza di critiche riguardanti il testo della riforma.

Tant’è!
Lo scenario è chiaro.
C’è chi “legge” la vicenda referendaria nella prospettiva partitica.
Questa è la politica (con la “p” minuscola) e, in questa prospettiva, c’è poco da discutere: oggi la sfida, purtroppo, è tra “nero” e “rosso”, cosicchè è chiaro che le scelte di chi è in questa dimensione (e di chi la subisce) non possono che dipendere dall’appartenenza all’uno o all’altro schieramento, con la conseguenza, ulteriore, dell’astensione di chi non si ritrova in questa, bruttissima, alternativa.

Per chi non si vuole arrendere ad un simile scenario e per chi vuole cercare di decidere in base ai contenuti, la via praticabile è solo quella di cercare di capire cosa dice effettivamente la riforma della giustizia, che più precisamente andrebbe chiamata riforma del (solo) CSM.

La legge costituzionale, infatti, modifica esclusivamente questo organo costituzionale, stabilendo che:

  • i CSM sono due e non più uno, in modo tale che i PM e la magistratura giudicante (che hanno due funzioni diverse, come chiarisce l’art. 107 Cost.) abbiano due distinti organi di autogoverno;
  • i CSM continuano ad avere la responsabilità di gestire le carriere, mentre la competenza disciplinare è affidata ad un organo distinto, l’Alta Corte Disciplinare;
  • i CSM, entrambi presieduti dal Presidente della Repubblica, sono composti da appartenenti, rispettivamente, al corpo dei P.M. e a quello dei Giudicanti, nonché da c.d. laici, cioè da eletti dal Parlamento. La proporzione tra togati e laici resterebbe immutata (rispettivamente 2/3 e 1/3 del plenium);
  • cambia il sistema di elezione perché viene introdotto il sorteggio puro tra i togati e mediato per i laici, nel senso che il sorteggio riguarderebbe i professori ordinari in materie giuridiche e gli avvocati con quindici anni di esercizio professionale indicati dal Parlamento.

Chiara l’illustrazione, non può non risultare – almeno mi sembra – altrettanto chiaro che:

  1. l’autonomia e l’indipendenza della magistratura nel suo complesso, che comunque non significano che questa sia al di sopra o al di fuori della legge, non vengono intaccate. Al contrario, sotto il profilo soggettivo, cioè con attenzione alle condizioni di esercizio dell’attività, vengono accentuate, perché vengono esclusi i reciproci condizionamenti tra PM e Giudici oggi determinati dall’unico CSM. E così si attua – non si stravolge – l’art. 111 Cost., che postula il giusto processo affidato ad un Giudice terzo ed imparziale;
  2. l’autogoverno viene rafforzato perché PM e Giudici saranno gestiti da due CSM separati. Il che è un’ulteriore garanzia per i PM, che sono poco più di duemila, mentre i giudici sono intorno ai settemila. Cosicchè, mentre con un unico CSM la rappresentanza dei PM non poteva che essere minoritaria, con due CSM è garantita anche ai PM la piena rappresentatività a garanzia dell’assoluta libertà da condizionamenti nel rapporto con i Giudici;
  3. l’affidamento all’Alta Corte Disciplinare della potestà in materia disciplinare realizza la distinzione con la competenza di gestione ordinaria del personale a tutto vantaggio dell’imparzialità della valutazione della responsabilità disciplinare.

Su queste basi, quale sia lo stravolgimento della Costituzione non è dato oggettivamente capirlo. Quale sia il meccanismo che sottopone il PM al governo nemmeno. E si noti che nel mondo la separazione delle carriere è la regola, mentre l’attuale assetto, che l’Italia condivide con la (sola) Grecia, è l’eccezione.

Ciò che viene stravolto è il sistema di composizione del CSM.

Il sorteggio, infatti, toglie di mezzo le correnti, che di fatto governano il CSM secondo rigidissime regole spartitorie di fronte alle quali il famosissimo manuale Cencelli è un pannicello caldo.

Il problema è tutto qui.

I gruppi di potere interni alla Magistratura non vogliono perdere il totale controllo dei meccanismi dei vertici di Tribunale, Procure, Corte d’Appello e Corte di Cassazione, che garantiscono di fatto la “supervisione” dell’esercizio delle funzioni da parte anche dei singoli.

Possono dirsi i cittadini garantiti da un sistema di questo tipo, che è del tutto simile a quello proprio dei partiti politici e la cui negatività è già stata sottolineata dai magistrati stessi (anche da taluni dei più fieri sostenitori del NO)? Assolutamente no. E le cronache giudiziarie lo confermano.

Cercare di superare un simile stato di cose è di destra e non di sinistra? Direi che è di buon senso, oltre che in linea con lo spirito e con la lettera della Costituzione.

Giorgio Pagliari

[10 marzo 2026]

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