Il ddl sui caregiver: un passo avanti, molte verifiche aperte.

Finalmente il tema del riconoscimento dei caregiver familiari entra nell’agenda legislativa con un disegno di legge che prova a definire platea, diritti e risorse. Non è ancora una riforma compiuta, come peraltro ha riconosciuto la ministra Locatelli, ma rappresenta un avanzamento sul piano simbolico e istituzionale, da valutare però nei suoi effetti concreti. Sperando di non ritrovarci col “tanto rumore per nulla” già sperimentato con la legge sulla non autosufficienza.

Perché le indagini condotte sui caregiver ci restituiscono un quadro coerente e severo. La cura delle persone non autosufficienti, in particolare con demenza, è oggi quasi interamente sulle spalle delle famiglie: circa il 90% degli anziani viene assistito a casa, e nel 70% dei casi il caregiver è donna, spesso indotta a ridurre l’orario di lavoro o a rinunciare a opportunità professionali. Alcune escono dal mercato del lavoro. Il costo economico è rilevante e in gran parte invisibile. A Milano il costo annuo stimato per l’assistenza delle persone con demenza si avvicina al mezzo miliardo di €. Sostenuto, per oltre l’80% dalle famiglie. A livello nazionale, il costo medio mensile della malattia è di circa 1.200 euro, variabile non per la minore intensità del bisogno, ma per la diversa disponibilità di servizi. Dove i servizi mancano, la spesa risulta più bassa perché si rinuncia alla cura formale.

Accanto ai costi, emergono bisogni chiari e ripetuti. I caregiver chiedono orientamento all’inizio del percorso, quando la diagnosi – spesso tardiva – apre una fase di forte spaesamento; servizi, non frammentati tra sanitario, sociale e assistenziale; sostegni domiciliari flessibili, servizi di sollievo, trasporti, supporto psicologico e formazione. Chiedono, infine, di non essere lasciati soli. La qualità della vita dei caregiver risulta compromessa nella conciliazione quotidiana, nelle relazioni sociali, nella salute fisica e mentale. È un equilibrio precario che regge finché reggono le persone.

In conclusione emerge un punto: la cura non è un insieme di prestazioni isolabili, ma un processo relazionale continuo, fatto di decisioni quotidiane, adattamenti, apprendimenti informali che tengono insieme vita domestica, lavoro e servizi.

Il DDL risulta coerente con questa prospettiva?

La scelta più significativa appare quella di definire finalmente una platea e un perimetro di tutela e positiva è anche l’impostazione multidimensionale degli interventi. Ma è sufficiente?

Restano molte criticità. Il DDL concentra il sostegno sui caregiver con carichi assistenziali molto elevati e redditi bassi, mentre affida soprattutto ai diritti non monetari – conciliazione, riconoscimento delle competenze, accesso ai percorsi di cura – il compito di incidere sulla vita quotidiana delle famiglie. Le risorse sono limitate e in parte rinviate a successivi provvedimenti o alla programmazione regionale, con il rischio di ampliare le disuguaglianze territoriali. La definizione di caregiver è restrittiva, lasciando ai margini forme di cura informale altrettanto rilevanti: caregiver non conviventi, reti familiari plurali, legami affettivi non giuridici. E infine il nodo delle tutele previdenziali e assicurative: privilegiando i caregiver fuori dal mercato del lavoro, si rischia di produrre effetti ambivalenti: senza adeguate misure di conciliazione e tutela occupazionale, si scoraggia la permanenza nel lavoro e rafforzano dinamiche di uscita, con conseguenze di lungo periodo sull’autonomia economica e pensionistica. Soprattutto per le donne.

Nulla poi per l’orientamento: senza dispositivi strutturati di informazione, accompagnamento e presa in carico continuativa. Senza sportelli dedicati, figure di case management o sistemi di orientamento uniformi si lascia sulle spalle delle famiglie l’onere di navigare una burocrazia frammentata.

E qui appare decisivo il tema delle alleanze civiche territoriali che possono integrare e valorizzare il lavoro dei caregiver. Non come sostituzione dell’intervento della Pubblica amministrazione, ma come espressione di una nuova idea di azione pubblica fondata sul protagonismo della comunità tutta, dei soggetti singoli e delle loro forme organizzative, secondo i principi di sussidiarietà e di amministrazione condivisa. Spazi di apprendimento per nuove politiche locali.

È questa la prospettiva, che risponde a una precisa visione politica, che dovrà essere inserita nel testo finale della legge per fare del riconoscimento dei caregiver un atto non solo simbolico, ma l’avvio di un percorso capace di trasformare concretamente il welfare della non autosufficienza.

Felice Scalvini

[26 gennaio 2026]

Immagine di rawpixel.com su Freepik

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