L’azzardo del Board of Peace

Il Board of Peace (BoP) è un organismo concepito per gestire la fase di post conflitto a Gaza, per garantire sicurezza e ricostruzione. Ad ottobre sono stati firmati gli accordi di Sharm per la tregua e poi è arrivata la risoluzione la 2803/2025 dell’ONU, che faceva ben sperare in un’inclusione del piano di pace e del BoP all’interno di un quadro internazionale legittimato; poi Trump ha deciso di cambiare idea e trasformare il Board of Peace in un organismo che non si occupi solo di Gaza ma di tutto il mondo. Una specie di ONU americana, egemonizzata dal presidente degli Stati Uniti in cui non vi sono condizioni di parità fra Stati: e quindi, per la nostra Costituzione, impossibile per l’Italia farvi parte.
Così il BoP, da strumento possibile per la pace a Gaza, è diventato l’ennesima sfida all’Europa e alle organizzazioni internazionali . Il BoP è divisivo e l’Europa non ha nulla da guadagnare da un progetto geopolitico che la vede esclusa, o marginalizzata o subalterna. Il pericolo vero sta nel fatto che il BOP diventi l’inizio di una nuova egemonia americana dall’Eurasia fino all’America Latina, visto che vi partecipano nazioni come Mongolia e Paraguay.

Il tema rimane come l’Europa si vive e si propone di fronte alla nuova iniziativa americana.

L’Europa possiede i mezzi economici e tecnologici, ma non ha capacità politico strategica per contrastare i disegni dell’impero americano e degli altri imperi che si affacciano di nuovo sul palcoscenico della storia.
Pensare che si possa trattare da soli con gli Stati Uniti o con la Russia è una tragica illusione nella politica estera e di difesa e la posizione del governo italiano come osservatore non appare all’altezza di una nazione fondatrice del sogno europeo.
Siamo al solito “vorrei ma non posso” detto a Trump, che indica una direzione confusa e pericolosa.
Va intrapresa una vera strategia di autonomia europea in molti più settori.

Le politiche variabili dei nostri alleati statunitensi richiedono solidità ed unione, almeno fra i paesi europei fondatori. E saper vedere oltre l’orizzonte dell’attualità senza timore. Come dimostra anche la storia dei dazi: i paesi che hanno resistito alle pressioni americane, come Brasile e Cina, oggi si trovano oggettivamente in una condizione migliore rispetto a coloro che, come l’Europa, hanno affrettato i tempi per un accordo svantaggioso sui dazi.
Nessuno considera, poi, il fatto che questi repentini cambi di orizzonte determinano un blocco delle strategie di investimento delle aziende europee, americane ed internazionali. Il danno dei dazi si compie già prima che entrino in vigore, attraverso il loro annuncio.

Il piano di pace americano è, per Gaza, la unica soluzione praticabile al momento, ma il ritiro totale di Israele, la smilitarizzazione di Hamas e un nuovo governo tecnocratico palestinese rischiano di rimanere sulla carta. E l’impotenza dell’ONU non si risolve delegittimandola.

Graziano Delrio

[28 febbraio 2026]

Immagine di jigsawstocker su Freepik

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