Momento Europa

Personalmente rimasi molto colpito dalle parole intrise di vero e proprio disprezzo nei confronti dell’Europa pronunciate in un discorso dai toni che apparvero da subito davvero eccessivi del neo vicepresidente statunitense Vance alla Conferenza di Monaco, lo scorso febbraio.

Informando la platea che “un nuovo sceriffo è arrivato in città”, questo personaggio noto qui da noi solo a chi aveva letto un suo libro pubblicato anni prima – bello e drammatico, crudamente reale – insultava il Vecchio Continente colpevole a suo dire di soffocare la libertà “di sorprendere, di sbagliare, di inventare, di costruire”. Un’Europa fallimentare da smantellare e ricostruire su basi nazionali, dal momento che “il mondo funziona meglio quando le nazioni pensano ai loro interessi”. Solo così – concludeva – l’Europa ritroverà “fiducia nella sua civiltà”, abbandonando politiche migratorie colpevolmente responsabili di “aver trasformato il continente e creato tensioni, di aver consumato la libertà d’espressione e represso l’opposizione politica, di aver fatto crollare i tassi di natalità e aver portato a una perdita delle identità nazionali”.

Nelle settimane successive il vice-sceriffo sostenne esplicitamente – varcando ogni minimo decoro istituzionale, del resto seguendo l’esempio del suo Capo – l’estrema destra tedesca (un autentico insulto alla memoria dei tanti giovani soldati americani morti per liberare l’Europa dal demone nazista). Sostegno poi nel tempo esteso a tutte le forze nazionaliste presenti nei diversi paesi del continente.

Un esplicito supporto poi riconfermato dal documento sulla “Strategia di Sicurezza Nazionale”, dove quella stessa visione decadente applicata all’Europa viene ripresa e rilanciata, ragion per cui solo “la crescente influenza dei partiti patriottici europei è in effetti motivo di grande ottimismo”. Dunque dietro alle parole di disprezzo, dietro al manifesto risentimento, dietro all’arroganza dei modi, dietro alla prepotenza delle minacce, velate o esplicite, sistematicamente rivolte da Donald Trump contro l’Europa c’è un preciso disegno politico a sua volta imperniato su un solido pregiudizio (“gli europei ci hanno solo sfruttato”).

L’obiettivo, dichiarato, è il superamento della UE, per ritornare a poter interloquire “con un gruppo di nazioni sovrane allineate, con una loro difesa nazionale”. Nazioni con le quali, singolarmente, dialogare e soprattutto fare business all’insegna della indiscutibile e incontrastata egemonia statunitense, ribadita ogni volta con toni esagerati nei discorsi autocelebrativi del Presidente americano.

Questa è la situazione, oggi. E bisogna prenderne atto, traendone alcune conseguenze. La prima delle quali è comprendere che l’unica alternativa a un futuro di vassallaggio, in cui piccole nazioni in declino demografico devono essere “allineate” (si badi, non “alleate”) a Washington, è la costruzione di una più forte e più vera Unione Europea. Solo così essa potrà reagire, e ristabilire rapporti dignitosi all’interno dell’Alleanza Atlantica, se gli USA non decideranno di smantellare anche quella, dopo tutto il resto.

È questa la cifra politica della stagione che attraversiamo. È dunque su di essa che si misureranno i partiti, le loro coalizioni. E il primo discrimine sarà dunque non più la politica nazionale bensì quella europea. Perché è in quel campo che le formazioni sovraniste (che verranno aiutate da oltre oceano – e da Mosca – sin quando là governerà la coppia Trump-Vance) dovranno venire affrontate e, auspicabilmente, sconfitte.

Conseguentemente, la coalizione che dovrà combattere contro di esse dovrà essere compatta, decisa e coerente. Per essere una realistica alternativa di governo. Oggi il c.d. “Campo Largo” non lo è. Le votazioni sui temi di politica internazionale, sia a Strasburgo sia a Roma, lo certificano.

Si sconfigge il disegno MAGA vincendo le elezioni, andare in piazza a urlare la propria protesta non è sufficiente. Ma per vincere una partita tanto importante, così decisiva per il nostro futuro bisogna essere credibili. Credibili e seri.

Enrico Farinone

[24 gennaio 2026]

1 commenti On Momento Europa

  • Concordo in pieno con l’analisi fatta della situazione attuale. Mi permetto però di aggiungere che per arrivare a cambiare la situazione internazionale, a mio avviso bisogna prima cambiare la situazione nazionale italiana, non fosse altro per il fatto che è sentita più vicina dai cittadini. Ma non solo, ha ripercussioni dirette sulla loro vita quotidiana e sulle difficoltà economiche, dei servizi e altro ancora, che i singoli cittadini si trovano a dover affrontare ogni giorno. Mi scuso per la presunzione, ma credo sia giunto il momento di un RISVEGLIO MORALE.
    Di una vera, massiccia e decisa chiamata alle armi (DEMOCRATICHE). A mio avviso ne è testimonianza l’altissimo astensionismo dell’ultima tornata elettorale che denota sicuramente una marcata disaffezzione (eufemismo) alla vita politica da parte dei cittadini.
    Anche là, in Regioni che da sempre hanno avuto un’alta partecipazione democratica.
    CREDO CHE LA POSTA IN GIOCO SIA DIVENTATA ORMAI TROPPO ALTA E NON SI PUÒ PIÙ PERDERE ALTRO TEMPO.
    In questa situazione, credo che i cattolici democratici, per la loro cultura, per la loro storia e per il valore morale più volte dimostrato, possano, anzi debbano “suonare la riscossa” con un ritorno all’equità sociale e ad una vera vita democratica.
    Cordiali saluti.
    Fiorenzo Coccolo

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