Complici il periodo festivo e la coincidenza con l’affannosa approvazione della Legge di Bilancio, è passato un po’ in sordina, almeno sui media principali, l’incontro di papa Leone con i rappresentanti dell’ANCI, l’Associazione Nazionale dei Comuni Italiani, avvenuto lo scorso 29 dicembre nella Sala Clementina dei Palazzi Vaticani.
Durante l’udienza, papa Leone ha proposto alcune riflessioni che mi pare opportuno rilanciare in queste ore, fatte di auguri e auspici per il nuovo anno che sta arrivando.
Sottolineando il fatto che ogni potere dovrebbe essere vissuto a partire dalle dimensioni della responsabilità e del servizio, il Papa ha voluto offrire ai sindaci presenti due citazioni di personaggi che ci portano al cuore della tradizione cattolico democratica, Giorgio La Pira e don Primo Mazzolari.
Citando un discorso del sindaco di Firenze ai “suoi” consiglieri comunali, Leone XIV ha ricordato l’opzione preferenziale per i poveri e i fragili, che è sempre stata un’autentica ossessione per il venerabile La Pira. “Se c’è uno che soffre” – diceva – “io ho un dovere preciso: intervenire in tutti i modi, con tutti gli accorgimenti che l’amore suggerisce e che la legge fornisce, perché quella sofferenza sia o diminuita o lenita. Altra norma di condotta per un sindaco in genere e per un sindaco cristiano in specie non c’è”.
Le parole di don Mazzolari sono servite, invece, per ricordare come, al di là dell’azione concreta che deve portare ad occuparsi di “di fognature, di strade, di acquedotti, di marciapiedi”, i cittadini si aspettano dagli amministratori che si occupino di offrir loro “una maniera di sentire, di vivere, una maniera di guardarsi, una maniera di affratellarsi”.
Papa Leone ha ricordato ai sindaci la necessità di promuovere coesione sociale e armonia civica, che non possono che partire dall’ascolto dei più piccoli e dei poveri. Un modo, mi pare, per invitare tutti coloro che si occupano di amministrazione e, più in generale, di politica ad andare oltre l’ossessione del nemico e l’abitudine allo scontro, quasi che fossero l’unico modo per affermare la propria identità e apparire decisi e coerenti agli occhi dei cittadini. I sindaci sanno bene che non è questa la strada per promuovere una vita buona nelle loro città e, quando finiscono ostaggi di logiche di pura contrapposizione, sono destinati a perdere sintonia con i cittadini.
Il Papa, ispirandosi al suo precedessore Francesco, ha voluto anche offrire ai sindaci alcune prospettive di impegno concreto.
Ha esortato, anzitutto, a diventare “maestri di dedizione al bene comune, favorendo un’alleanza sociale per la speranza”, nella consapevolezza, come scriveva papa Francesco, che se manca l’ascolto dei poveri e dei fragili, “la democrazia si atrofizza, diventa un nominalismo, una formalità, perde rappresentatività, va disincarnandosi perché lascia fuori il popolo nella sua lotta quotidiana per la dignità, nella costruzione del suo destino”.
La speranza, secondo papa Leone, può essere testimoniata efficacemente anche dalla politica che “è chiamata a tessere relazioni autenticamente umane tra i cittadini promuovendo la pace sociale” e chi fa politica dovrebbe avere “il coraggio di offrire speranza alla gente, progettando insieme il miglior futuro (…), nella logica di un’integrale promozione umana”.
Parole che, mi permetto di dire, richiamano alcuni delle intuizioni che hanno portato alla nascita di Comunità Democratica e che mi piace far diventare un sincero augurio per il nuovo anno che arriva.
Buon 2026!
Fabio Pizzul
A questo link https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2025/december/documents/20251229-comuni-italiani.html trovate il discorso integrale di papa Leone XIV e le indicazioni delle diverse citazioni.




