Referendum tra testo e contesto

Queste ultime settimane hanno permesso, a chi ci ha messo un minimo di attenzione, di farsi un’idea dell’articolato del Referendum sulla separazione delle carriere dei giudici, che tocca ben 7 articoli della Costituzione: nuova figura del Pubblico Ministero che coincide con l’accusa, raddoppio del Consiglio Superiore, sorteggio, Alta Corte disciplinare senza possibilità di ricorso ad altro organo, Presidente della Repubblica.

A pochi giorni dal voto mi permetto richiamare alcune osservazioni sul testo, sul contesto, e soprattutto sull’incertezza dell’esito finale che potrà realizzarsi a seconda di quanto prevarrà:

  • Si sente dire che la separazione delle carriere dei giudici un tempo era sostenuta da chi oggi la contrasta. Ma non basta dire che decenni fa anche altri volevano la ‘separazione delle carriere’ se non si precisa che la formulazione odierna dei testi non è identica a quella di tempi passati (il 22-23 marzo si vota sul testo di modifica recentemente passato in Parlamento).
  • Ma soprattutto non è uguale il contesto socio-culturale e politico rispetto ad allora: oggi parlando di riequilibrio si svela l’intenzione dei proponenti di rendere più fragile la pur dichiarata autonomia della Magistratura a vantaggio dell’Esecutivo. Questo si dice assediato e ha iniziato con l’eliminare ogni tipo di controllo (v. Corte dei Conti), sentendosi sempre più ‘legittimato in tutto’ sulla base dell’esito elettorale (dice: il Governo opera e la Magistratura disfa, libera, rema contro, fa pagare allo Stato gli errori dei giudici…, e poi riferimenti impropri a Garlasco, famiglia nel bosco, episodi di violenza… ). Si teorizza e si pratica quindi il superamento di ‘pesi e contrappesi’ ben presenti nella originaria Costituzione. Per onestà bisogna dire che le scorrettezze di alcuni magistrati insieme alla lunghezza dei processi hanno contribuito a far perdere la stima incondizionata nell’amministrazione della giustizia (che sarà utile recuperare).
  • Risulta oggi ormai chiaro che questa modifica referendaria non darà alcun vantaggio al cittadino perché non vi sarà snellimento dei tempi di giudizio, ottenibili invece grazie all’assegnazione di personale e strumenti idonei, ma – a detta dello stesso Ministro- ‘l’esito del referendum potrebbe diventare utile anche alle attuali opposizioni’ – potrà cioè essere utilizzato dai diversi governi in carica a tutela delle proprie componenti, presumo attraverso l’indicazione delle priorità di attivazione dei procedimenti penali e civili.
  • Ma soprattutto sono i rinvii applicativi (attualmente non dichiarati) che danno spazio a qualche preoccupazione sugli effetti collaterali. Il Governo non ha cercato di coinvolgere le minoranze nella fase di elaborazione parlamentare pur con due votazioni alla Camera e due al Senato, senza ammettere alcun emendamento quasi fosse un Decreto Legge. Il risultato di questo metodo è stato quello di non raggiungere la maggioranza qualificata dei 2/3 degli aventi diritto che avrebbe opportunamente evitato il Referendum. Di conseguenza difficilmente l’Esecutivo cercherà di allargare, successivamente, nella formulazione delle leggi applicative che, essendo ordinarie, richiederanno solo la maggioranza semplice. Piuttosto preoccupa che alla Camera dei Deputati sia già depositata una Proposta di legge costituzionale (Bartolozzi n.2710/2020) che viene così presentata <La definizione delle priorità dell’esercizio dell’azione penale è, invece, un supremo compito che spetta alla politica…Spetta pertanto al Parlamento fissare con legge i criteri e le priorità di esercizio dell’azione penale>. Un salto di postura costituzionale visto che Calamandrei alla Costituente dichiarava: ‘Perché il cittadino sia libero, occorre che il giudice sia indipendente’.
  • Accennavo alla valutazione del solo testo (già con qualche problema) e alla presa in considerazione anche del contesto (oggi radicalizzato) ma aggiungo anche dalla prefigurazione di aspetti evolutivi che potranno essere di mantenimento o di contenimento di elementi democratici, in una situazione internazionale dove alle regole si sovrappone ormai la forza. Il propendere oggi per il SI o per il NO (per il quale mi schiero nel rispetto di altre valutazioni) mi pare possa dipendere – anche in questo nostro contesto associativo – dal separare o considerare assieme proprio testo, contesto e prospettiva.

Penso che in questo finale di partita vincerà chi farà meno autogol ! E la Premier negli ultimi giorni ci ha messo del suo, bisogna darle atto: il cuore e la faccia! Con implicazioni sul ‘dopo’? Finito il Referendum cosa succederà?

Se vince il SI l’Esecutivo che vede affermato il proprio primato verso gli altri poteri prenderà la rincorsa verso il Premierato e la nuova Legge elettorale. Se vincerà il NO la tensione fra Esecutivo e Magistratura resterà aperto e spetterà anche ai giudici richiamarsi ad una più attenta autoregolamentazione.

In un caso e nell’altro per passare a parlare effettivamente di giustizia sarà opportuno procedere, con legge ordinaria auspicabilmente di convergenza, sugli aspetti gestionali, per ridare alla Magistratura efficienza e rispetto.

Paolo Danuvola

[19 marzo 2026]

1 commenti On Referendum tra testo e contesto

  • Giovanni Innamorati

    Proprio oggi sul Corriere della Sera, un editoriale di Giovanni Bianconi, argomentava il No al referendum sostanzialmente con gli stessi ragionamenti.

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