Stop ai social per i minori di 16 anni. Serve anche da noi.

Dopo l’Australia, anche Spagna e Portogallo hanno annunciato in questi giorni la volontà di vietare l’accesso ai social media per i minori di 16 anni, unendosi a Paesi come Gran Bretagna e Francia che stanno valutando posizioni più severe sulla “maggiore età digitale” per accedere alle piattaforme social. Anche in Italia alcuni parlamentari di diverse forze politiche hanno presentato in proposito disegni di legge: cito per tutti quello bipartisan a prima firma di Marianna Madia.

C’è al proposito un grande movimento mondiale, con migliaia di associazioni che stanno sollecitando iniziative restrittive al proposito. Ad esempio il Moige, una benemerita associazione di genitori e famiglie, ha promosso la prima class action italiana contro Meta e TikTok, avviando una raccolta firme a cui sarebbe bene aderire personalmente https://www.moige.it/landing/ferma-dipendenza-social/. Sostengono, a ragione, che “i social media possono creare dipendenza nei minori, influenzando il loro benessere, la loro salute mentale e il loro sviluppo”. Chiedono pertanto al Governo e al Parlamento una legge a tutela dei minori, affinché “le piattaforme social verifichino davvero l’età e impediscano l’accesso ai social ai minori di 16 anni; fermino i meccanismi che creano dipendenza, come algoritmi manipolativi e scroll infinito, progettati per trattenere l’attenzione dei più giovani; informino in modo chiaro e corretto sui rischi legati all’uso eccessivo e inconsapevole dei social media”.

D’altronde non si tratta della sola esperienza dei genitori a confermarlo. Numerosi studi attestano infatti che un’eccessiva esposizione ai social può modificare i meccanismi della dopamina, determinando effetti gravi quali il calo del rendimento scolastico, un sonno difficile, disturbi scheletrici, il rischio di isolamento sociale e addirittura depressione. In sostanza, si tratta di possibili effetti duraturi sullo sviluppo.

Al di là della scienza, siamo di fronte a un neanche tanto involontario disegno di manipolazione umana, che comincia inculcando dipendenze e offrendo contenuti spesso ansiogeni, diseducativi, prestazionali e talvolta incitanti all’odio. Il primo ministro spagnolo, Pedro Sánchez, intervenendo al Summit Mondiale dei governi a Dubai e invitando altri Paesi europei ad attuare misure simili, ha affermato che “gli amministratori delegati delle piattaforme digitali dovranno affrontare responsabilità penali se non rimuoveranno i contenuti illegali o che incitano all’odio”.

Serve, insomma, darci una mossa anche in Italia. Per proteggere i nostri figli e per dare segnali di autonomia e di liberazione da un capitalismo della sorveglianza sempre più dominante e manipolativo delle persone, fin da piccoli.

Stefano Lepri

[4 febbraio 2026]

Immagine di pressfoto su Freepik

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