Lo stress test imposto all’Europa dalla guerra in Ucraina – territorio continentale – e dalla presidenza Trump – alleato che la detesta – potrebbe indurre finalmente a riflettere, per poi agire di conseguenza, sulle cause che determinano la debolezza politica della UE. Una debolezza non più consentita dagli sviluppi del “Mondo Nuovo” che sta andando delineandosi all’avvio del secondo quarto del nuovo secolo.
Chiunque osservi laicamente – ovvero privato dello schermo ideologico del nazionalismo più bieco, assai diverso dal vero patriottismo – lo stato delle cose non può non rendersi conto che le sfide imposte dallo sviluppo degli eventi sono di portata colossale e non possono venire affrontate né dai singoli stati europei, piccoli anche demograficamente, né da un’Unione imbrigliata da un vincolo unanimistico che ne impedisce ogni possibilità di manovra sullo scacchiere mondiale.
E nessuno può realisticamente immaginare che un futuro allargamento da 27 a 30 o più paesi membri (al di là della presenza fra essi dell’Ucraina) possa favorire un migliore funzionamento dei complessi meccanismi previsti dai Trattati, quando già ora si può constatare, quasi quotidianamente, l’immobilismo europeo nei diversi contesti internazionali che essi determinano.
La decisione adottata in favore del sostegno finanziario all’Ucraina per aiutarla a contenere l’aggressione subìta dalla Russia può, allora, trasformarsi nel punto di svolta verso una più matura consapevolezza di quanto sia ormai improcrastinabile un cambiamento nelle regole di funzionamento dell’Unione.
Il problema di fondo, come è noto, è il vincolo unanimistico, che è imposto per tutte le questioni definibili strategiche: Politica Estera, Difesa, Sicurezza, Fiscalità. Per le quali è sempre e solo il Consiglio Europeo dei Ventisette capi di stato e di governo a decidere.
Ma i nazionalisti, e più ancora gli antieuropeisti dichiarati, sono assolutamente contrari all’abolizione del diritto di veto per la riforma dei Trattati e a quella del vincolo del voto all’unanimità per le questioni strategiche. Sanno bene che grazie ad esso possono bloccare qualsiasi decisione a loro non gradita. Il conseguente immobilismo rafforza l’idea che l’Unione è un apparato tecnocratico, privo di reali capacità politiche in quanto non supportata da una effettiva volontà popolare. Danno così fiato alla propaganda anti-unionista e sovranista, così più facilmente veicolata attraverso i social media e non solo. Con risultati elettorali consistenti, e in crescita. Favoriti anche dall’intensa attività fake proveniente da Mosca.
In questo contesto solo una forte volontà politica può sconfiggere questa azione nefasta. La via al momento – come si è visto con l’aiuto finanziario all’Ucraina – non può che essere quella delle “cooperazioni rafforzate” associate alla clausola di “opting out” (utilizzata nell’occasione da Ungheria, Cechia e Slovacchia). Ma per percorrerla occorre che si costituisca un nucleo trainante inclusivo dei paesi principali, un po’ sullo schema dei “volonterosi” per il sostegno all’Ucraina.
Sarebbe una scelta pro Europa inevitabilmente osteggiata dall’attuale Amministrazione USA (e dalla Russia). Indispensabile però per assicurare agli stati europei, ai popoli europei un futuro ancora libero, ancora democratico, ancora prospero.
È su questa scelta che dovrebbero costituirsi le coalizioni politiche che poi si presenteranno al corpo elettorale. I tempi questo richiedono, non certo il teatrino indisponente e contraddittorio dell’attuale scenario politico italiano.
Enrico Farinone
[27 dicembre 2025]




