Il Piemonte per secoli è stato teatro di terribili e sanguinari conflitti causati dall’appartenenza religiosa. Decine di migliaia di valdesi furono uccisi e deportati nel XVII secolo – 10.000 soltanto nel 1.686, per poi essere confinati nelle valli valdesi. Gli ebrei furono ghettizzati per secoli e poi divennero vittime delle leggi razziali nel XX secolo.
Una storia di dolore e divisione che cambia nel 1848. C’è un prima e c’è un dopo rispetto a questa data.
Prima, i valdesi e gli ebrei non potevano iscriversi all’università, fare carriera nell’esercito, votare o costruire luoghi di culto fuori dalle aree in cui erano segregati. Soprattutto, prima del 1848, non erano considerati cittadini del Regno di Sardegna, sebbene vivessero in questo territorio da molto tempo (i valdesi dal XII secolo e gli ebrei dal XIV secolo).
Dopo il 1848, grazie alle Regie Lettere Patenti, allo Statuto Albertino e alla Legge Sineo, queste minoranze religiose ottennero la cittadinanza, poterono godere dei diritti civili e politici e furono ammesse alle cariche civili e militari. Nel centro di Torino sorsero la Sinagoga e il Tempio Valdese e finalmente fu sancito che era possibile convivere nella diversità, accettare il pluralismo e riconciliarsi dopo secoli di persecuzione ed emarginazione.
Fu uno spartiacque storico, in onore del quale ho proposto di istituire, con legge regionale, una giornata della memoria delle Regie Patenti del 1848, per lenire le dolorose ferite del passato, sostenere uno slancio di introspezione storica e diventare stimolo per una rinnovata coesione sociale, che includa tutte le attuali componenti della comunità piemontese. Inserire nel calendario civile della nostra Regione il ricordo della fine della segregazione, della persecuzione e della discriminazione perpetrate ai danni delle minoranze religiose è un modo per guardarsi dentro e guardare chi ci è stato a fianco per secoli e che non abbiamo voluto riconoscere come persona e come cittadino.
Abbiamo scelto la data del 17 febbraio, giorno in cui Carlo Alberto firmò le Regie Lettere Patenti, una data che è già festeggiata dai valdesi, con i tradizionali falò della libertà e la chiusura delle scuole nelle valli valdesi.
L’emancipazione degli ebrei avvenne pochi giorni dopo, il 29 marzo 1848, seguendo l’esempio di altri paesi europei che avevano già emanato editti di tolleranza nei loro confronti (l’impero d’Austria nel 1782, la Francia nel 1787, i Paesi Bassi nel 1796 e la Grecia nel 1830).
Per la penisola italiana, però, il Regno di Sardegna fu apripista.
Il riconoscimento della cittadinanza alle minoranze religiose segnò una tappa nel lungo cammino che avrebbe condotto il nostro Paese alla democrazia e allo stato di diritto. L’uguaglianza dei cittadini a prescindere dal credo professato è una conquista piemontese che dalle Regie Lettere Patenti del 1848 è giunta infatti sino alla Costituzione italiana del dopo guerra (con la triste parentesi delle leggi razziali) e permane come impegno attuale. Non si trattò di una mera concessione, ma di un vero e proprio riconoscimento dei diritti di cittadinanza. Da quel momento non valeva più il principio “uno Stato, un Principe, una fede”, ma piuttosto “un Principe, più fedi”, sancendo una moderna distinzione tra potere politico e potere religioso.
La regressione di questi diritti durante il ventennio fascista e i rigurgiti antisemiti degli ultimi mesi inducono a mantenere alta l’attenzione su queste tematiche e a promuovere iniziative di sensibilizzazione e di cura della memoria storica, per accrescere l’orgoglio e la consapevolezza rispetto alle conquiste giuridiche pionieristiche ottenute nel 1848.
In un’Italia in cui le identità religiose e culturali cambiano e si moltiplicano, è fondamentale sottolineare il principio dell’eguale libertà delle confessioni religiose e il carattere non confessionale delle istituzioni pubbliche, che costituisce la migliore garanzia per un pieno sviluppo e rispetto reciproco delle fedi e dei cittadini, consapevoli che la libertà di coscienza, di religione e di pensiero, garantita dalla Costituzione, è il termometro di ogni altra libertà, concorrendo in modo determinante alla realizzazione della democrazia.
L’inclusione delle minoranze religiose e le garanzie costituzionali nei loro confronti, infatti, figurano tutt’oggi tra i più importanti presupposti democratici, così come la libertà religiosa è uno dei diritti umani fondamentali e una premessa della convivenza pacifica. Nessuna pace è possibile laddove non c’è libertà religiosa, ci ricordava Papa Francesco.
Riconoscere i diritti di una minoranza rappresenta un valore per l’intera cittadinanza: il 17 febbraio sarà festa civile di tutti i Piemontesi e non solo delle minoranze religiose.
Il giorno 17 febbraio coincide peraltro con la morte sul rogo del filosofo Giordano Bruno nell’anno 1600, simbolo di persecuzione e di compressione della libertà. Festeggiare il 17 febbraio può quindi essere un potente messaggio di inclusione, pluralismo e piena cittadinanza. Un bel messaggio in un tempo di forte dibattito proprio sul tema della cittadinanza agli stranieri che risiedono e lavorano nel nostro Paese.
Monica Canalis
[9 gennaio 2026]




