Esattamente un anno fa, a Milano, iniziava il percorso pubblico di Comunità Democratica.
L’appuntamento milanese creò un’attesa e una partecipazione difficili da pronosticare e mise in chiaro l’esigenza di una lettura diversa di un contesto politico eccessivamente polarizzato.
Graziano Delrio, nel suo intervento conclusivo delineava i contorni di un percorso che non era deciso a tavolino, ma intendeva proporsi come luogo di confronto, discussione e, perché no, fraternità per tanti che non si sentivano più del tutto a casa nei partiti esistenti: “Oggi – affermava – è l’inizio di un percorso, non di un partito, di sempre maggiore connessione con i mondi che esistono e che meritano di essere ascoltati; è un’alleanza che non può essere confinata a un solo partito”.
Al termine dell’incontro, che segnò anche il debutto pubblico “politico” di Ernesto Maria Ruffini, dopo le sue dimissioni da direttore dell’Agenzia delle Entrate, molti rimasero delusi, perché, soprattutto i media, si attendevano l’annuncio di un nuovo partito o, almeno, toni polemici nei confronti dei partiti, in primis il PD, reo di non garantire sufficiente ascolto all’ala cattolica, più o meno moderata.
Nulla di tutto questo.
A Palazzo Lombardia dodici mesi fa si era parlato della democrazia in pericolo, guardando al mondo e all’Europa, e Trump non si era ancora insediato per il suo secondo mandato. Si era parlato delle tante buone pratiche di amministratori locali che troppo spesso non si sentono sostenuti dal livello nazionale e non trovano ascolto, talvolta, neppure all’interno dei partiti che li sostengono. Si era dato voce a realtà associative che hanno tanto da dire e da dare a uno politica che pare mettersi in loro ascolto solo a ridosso degli appuntamenti elettorali.
Tante voci. Nessuna polemica.
La sensazione da parte dei più di mille partecipanti, tra presenza e remoto, è stata di essere a casa, di parlare una lingua familiare e di avere qualcosa da dire assieme per le proprie città, l’Italia, l’Europa.
E’ passato un anno in cui è letteralmente successo di tutto.
Papa Francesco ha passato il testimone a papa Leone.
Donald Trump ha segnato il passaggio dall’era del diritto internazionale a quella della potenza militare ed economica come strumento di dominio. Abbiamo visto dazi, attacchi militari, minacce poco diplomatiche.
E’ arrivata una tregua a Gaza e continua la guerra in Ucraina.
Le democrazie faticano a tenere testa ad autocrazie sempre più di moda e, apparentemente, di successo.
In Italia il governo Meloni, con un evidente do ut des interno, approva riforme di dubbia utilità e lascia il paese inchiodato ai suoi problemi.
L’elenco potrebbe continuare: l’anno che è passato porta con sé cambiamenti vorticosi e domande angosciose.
Che ne è stato di Comunità democratica in questi mesi?
Ha messo radici, costituendosi nel mese di luglio in associazione nazionale e dando vita a gruppi territoriali in diverse regioni italiane, senza proclami e senza polemiche. Ha messo al centro il pensiero, l’approfondimento e, soprattutto, il confronto, le buone relazioni tra coloro che vogliono provare a creare le condizioni per una politica che non sia sequestrata dalle istituzioni e non abbia come obiettivo solo la prossima consultazione elettorale.
Il blog che ospita questo mio intervento è l’ultimo arrivato e intende essere, nello spirito di Comunità Democratica, un luogo di discussione, confronto e reciproco arricchimento.
Poi c’è anche la politica, nei partiti esistenti e in tutte le forme che si riterrà utili per dare un contributo all’Italia, in tutte le sue declinazioni istituzionali e territoriali.
Il cammino è solo all’inizio e il bello è percorrerlo e scoprirlo assieme.
Fabio Pizzul
[18 gennaio 2026]




