Contrasto all’antisemitismo, la coerenza che manca

Ho ascoltato il dibattito sulla proposta di legge di contrasto all’antisemitismo, approvata dal Senato e che sarà ora discussa alla Camera. Cito alcune posizioni, per cercarne la coerenza.

Il PD si è astenuto, soprattutto sostenendo che la proposta andrebbe considerata in una cornice più ampia (fatta propria anche dalla legge Mancino), dove tutte le varie forme di possibili discriminazione e violenza sono trattate alla pari, con una sola e unica strategia integrata di contrasto. Diversamente, con una legge mirata, si rischierebbe – è stato osservato – di fomentare ulteriori pregiudizi antisemiti.

Questa posizione, e ancor più quella di altri partiti del cosiddetto Campo largo che hanno votato contro, non convince. Per diverse ragioni, tra cui la mancata coerenza rispetto all’orientamento tenuto nella scorsa legislatura sulla proposta di legge di contrasto all’omofobia. Ricordo le argomentazioni, a parti invertite, portate dall’allora opposizione: c’è già la legge Mancino e sarà preclusa la libertà di espressione. Poiché è stato chiarito in norma (semmai ce ne fosse stato bisogno) che non sarà in alcun modo vietata la critica ai governi e alla politica israeliana, resta l’altra critica.

Domando: perché quando si trattava di far avanzare la proposta di legge di contrasto all’omofobia il PD sostenne che eravamo di fronte a una casistica particolare che necessitava di una normativa a sé stante, mentre ora l’argomento principale è opposto e cioè che non serve una legge specifica per ogni diversa forma di discriminazione?

Altro tema divisivo è stato quello relativo alla definizione di antisemitismo contenuta all’inizio della legge. La grande maggioranza dei parlamentari di centrosinistra non ha votato il disegno di legge contro l’antisemitismo, sostenendo che la definizione IHRA sia controversa. E però è stato inutilmente loro ricordato che si tratta di quello stessa adottata dal Parlamento UE e fatta propria dall’Italia con il governo Conte 2. Che quindi fu votata da tutte le forze ora all’opposizione.

In conclusione: la coerenza in politica si rivela una dote preziosa quanto rara. Basti pensare alle ben più gravi promesse da mercante che fecero le destre (stop alle accise, alla legge Fornero, all’immigrazione. ecc.) alle ultime elezioni politiche. E tuttavia sembra talvolta che anche le forze progressiste dimentichino questa virtù, cioè che occorre una costanza logica ed etica nel pensiero e nelle azioni. Intendiamoci: si può anche cambiare opinione su un singolo tema, ma sempre in riferimento ai propri valori. Se invece il calcolo politico prevale sulla coerenza, allora potrai forse anche sperare di vincere le elezioni, ma di certo perderai la faccia.

Stefano Lepri

[7 marzo 2026]

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