Due partiture diverse. Distinte e distanti. Fino a diventare opposte. Quella vergata dal presidente degli Stati Uniti d’America è apparsa sin da subito stonata perché scomposta e offensiva, a tratti addirittura blasfema. Quella tessuta dal primo Pontefice statunitense è risultata accordata sia col Vangelo che col diritto.
I fatti sono noti.
Donald Trump ha attaccato Robert Prevost scrivendo su Truth e rispondendo ad alcune domande dei giornalisti. In estrema sintesi il presidente ha detto che papa Leone XIV è «debole sul crimine e pessimo in politica estera», gli ha pubblicamente preferito suo fratello Louis «perché è un vero sostenitore del movimento Maga; lui ha capito tutto, Leone no», ha sferrato un attacco tanto diretto quanto stizzito: «non voglio un Papa che critichi il Presidente degli Stati Uniti perché sto facendo esattamente ciò per cui sono stato eletto, con una vittoria schiacciante».
Nelle ore successive, Trump ha rifiutato di fare un passo indietro. «Non c’è nulla di cui scusarsi», ha tagliato corto. Una cosa sola ha fatto: ha rimosso da Truth un’immagine creata dall’intelligenza artificiale che lo ritraeva con le sembianze di Gesù Cristo, circondato di luce, nell’atto di imporre la mano su un malato, circondato da gente in preghiera, ma anche da militari e aerei da caccia. Lo ha fatto incalzato da critiche bipartisan, ma l’ha fatto evidentemente a malincuore visto che – annunciandone la cancellazione – ha accusato i media di aver creato, loro, una “fake” travisando il senso dell’immagine: «Sono ritratto come un medico che fa del bene agli altri».
Papa Leone XIV ha risposto con calma fermezza volando in Africa, prima tappa di un lungo viaggio in Algeria, Camerun, Angola e Guinea equatoriale. «Io non ho paura dell’amministrazione Trump», ha affermato Robert Prevost. «Continuo a parlare forte contro la guerra, cercando di promuovere la pace, promuovendo il dialogo e il multilateralismo con gli Stati per cercare soluzioni ai problemi. Troppa gente sta soffrendo oggi, troppi innocenti sono stati uccisi e credo che qualcuno debba alzarsi e dire che c’è una via migliore».
Le parole aggressive scelte da Donald Trump tradiscono uno smarrimento e fastidio profondo. Di fronte c’è un figlio di Chicago, di madrelingua inglese e che degli Usa conosce bene anche la lingua del potere. Quell’irritato «Leo should get his act together as Pope», «Leone dovrebbe darsi una regolata come Papa» sembra consegnarci un Donald Trump incapace di replicare se non con invettive e contumelie a chi annuncia, testimonia, cerca di vivere e invita a vivere il Vangelo.
Nulla di nuovo sotto il sole, ammoniva già il libro di Qoelet. Il potere politico s’accanisce contro i pastori d’anime quando non riesce ad “addomesticarli”.
Così dai tempi dell’impero romano. E poi Thomas Hobbes («homo homini lupus») e Carl von Clausewitz («la guerra non è che la continuazione della politica con altri mezzi») contro Matteo 5,9 («Beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio») e Luca 6,7 («Amate i vostri nemici, fate del bene a coloro che vi odiano»).
Il vescovo di Roma non si lascia imbrigliare dalla retorica mondana, dunque non si lascia ridurre alla logica della “sicurezza” ricercata con le bombe e dell’“interesse nazionale” tutelato cacciando gli immigrati.
Gli interventi di Leone XIV continuano a interrogare le coscienze delle donne e degli uomini, tutti.
«Il Maestro interiore insegna la pace, sospinge all’incontro, ispira l’invocazione. Alziamo allora lo sguardo! Rialziamoci dalle macerie! Niente ci può chiudere in un destino già scritto, nemmeno in questo mondo in cui sembrano non bastare i sepolcri, perché si continua a crocifiggere, ad annientare la vita, senza diritto e senza pietà».
Bisogna porre «un argine a quel delirio di onnipotenza che attorno a noi si fa sempre più imprevedibile e aggressivo», non si può rimanere indifferenti in un mondo diventato «un incubo notturno», in cui «la realtà si popola di nemici», in cui «il Nome santo di Dio, il Dio della vita» viene «trascinato nei discorsi di morte». Il grido del Papa attraversa il tempo e lo spazio: «Basta con l’idolatria di sé stessi e del denaro! Basta con l’esibizione della forza! Basta con la guerra!».
Alberto Chiara
[15 aprile 2026]




