Il voto “utile” in Germania

Le elezioni di domenica scorsa nei Länder tedeschi del Meckenburgo-Pomerania e nella Città-Stato di Berlino ci hanno consegnato due dati di valore nazionale: la frenata dell’ascesa di Afd e un risultato talmente catastrofico della Cdu da determinare probabilmente una crisi politica per Friedrich Merz, suo leader e cancelliere federale, da mesi bocciato in questo ruolo da tutti i sondaggi (circa il 17% è soddisfatto di lui).

Il Meckenburgo-Pomerania (Meckelnburg-Vorpommern) è un vasto Land orientale che si affaccia sul mar Baltico, ma bassamente popolato: solo 1,6 milioni di abitanti. Sin dal 2017 a Schwerin governa una giunta guidata dalla social democratica Manuela “Manu” Schwesig, costituita da Spd e Linke. Nel 2021 Afd aveva raggiunto la notevole cifra del 16,7% risultando il secondo partito, dietro i socialisti (39,6) e davanti alla Linke (13,30). Come in altri Länder dell’Est i consensi hanno negli anni successivi mostrato una crescita del partito neo-nazista o post-nazista, fino al 37%. Ma il successo di Afd (44%) in Sassonia-Anhalt alle elezioni del 6 settembre scorso ha attivato una dinamica nuova.

Nei giorni antecedenti a quel voto, i sondaggi in Mecklenburgo davano la Spd di Schwesig al 30%, la Cdu al 7% (ad agosto era al 10), la linke al 10, i Verdi al 6 e i rosso-Bruni di Bsw al 5, oltre l’Afd, appunto, al 37%. Orbene, il timore di un bis del successo del partito di Alice Weidel anche in Mecklenburgo ha spinto l’elettorato a puntare sul voto utile: vale a dire dare il proprio consenso al partito e al candidato presidente che meglio potesse contrastare Afd. Nel caso specifico proprio i socialdemocratici della governatrice uscente: il voto di domenica ha infatti consegnato alla Spd il 35,5%: su Schwesig sono confluiti i suffragi non solo di elettori dei Verdi e della Linke, ma anche della Cdu.

Questo è l’elemento più interessante che configura un – mi si passi il termine – Fronte Repubblicano per frenare l’avanzata di Afd. Un Fronte Repubblicano fondato dagli elettori, e non dai partiti, anche in Germania sempre più deboli. E’ vero che anche in Meckenburgo Afd è il primo partito, ma gli altri tre partiti entrati nel Landtag, Spd, Linke e Verdi, hanno i seggi per una giunta Schesig III. Clamorosamente Cdu non ha superato la soglia del 5%, crollando dal 13,3% del 2021 al 4,89%, rimanendo fuori dal Parlamentino di Schwerin. E’ la prima volta che accade nella storia della Repubblica Federale. Senz’altro un voto contro Merz.

Qualcosa di analogo è accaduto a Berlino, dove governava una giunta di Grosse Koalition tra Cdu (28,2% alle elezioni) e Spd (18,4%). Ebbene, la Cdu di Merz è crollata al 18,7%, la Spd è scesa al 12,11%, ma a beneficiarne non è stata Afd che sale sì dal 9,1 al 16,2%, ma rimane ininfluente. Anche a Berlino, vista la debolezza politica dei due partiti che governavano la città (ed anche l’intero Paese), gli elettori hanno premiato un partito che hanno ritenuto potesse arginare i neo-nazisti, la Linke che passa dal 12,2 al 25,6 divenendo il primo partito: si profila dunque una giunta Rosso-Rosso-Verde.

Sia per Berlino che per il Mecklenburgo va osservato che il dibattito interno alla Cdu sul superamento del cordone sanitario (Brandmauer, muro taglia fuoco) verso Afd ha allontanato gli elettori e non avvicinato al partito che fu di Adenauer e Kohl.

A livello federale si fanno già i nomi dei successori di Merz alla guida della Cdu e del governo (Hendrik Wüst, Boris Rhein, ecc). Si apre un periodo di incertezza anche per l’Europa.

Giovanni Innamorati

[21 settembre 2026]

Immagine di artbutenkov su Magnific

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