Perché stare al fianco dell’Ucraina

Sono stata in Ucraina nell’ottobre 2025 (dall’1 al 5 a Kiev e Kharkiv) con il MEANe ci sono tornata, sempre con il MEAN lo scorso agosto, dal 25 al 28 ad Odessa.

Ci sono ritornata perché decidere di ritornare in Ucraina ti fa sentire parte della realtà; ti butta in una dimensione reale di ciò che lì veramente sta accadendo, e ti spinge ad essere operativa lì dove ci sono ingiustizie, schierandosi, con il tuo corpo, dalla parte di un popolo che vive la sua resistenza contro l’aggressore. Non è banale, essere lì con il tuo corpo, perché ti fa vedere le cose in modo molto diverso da come le puoi vedere qui, seduto comodo sul divano.

Abbiamo incontrato la società civile ucraina: forte, coesa, matura. Un popolo che desidera fortemente la pace. Ma, come sostiene Oleksandra Matvijuk (Nobel per la Pace 2022): “la pace non arriva quando il paese invaso smette di resistere. Quella non è pace. È occupazione. Che è la guerra sotto un’altra forma.”
A conclusione di questa missione, con la società civile, abbiamo steso un documento (che è ancora un work in progress e si vorrà poi diffondere alle varie istituzioni, anche europee), di cui vi vorrei leggere almeno un passaggio:
“L’Ucraina è in bilico tra un passato di corruzione e oligarchia che l’aggressione russa intende re-insediare, e un futuro di libertà garantito da istituzioni indipendenti, dalla trasparenza delle decisioni e dal diritto di monitoraggio della società civile. Proprio perché questa società civile è già mobilitata, sia nelle emergenze belliche sia nella lotta alla corruzione, l’Ucraina può diventare uno dei primi grandi laboratori in cui sperimentare la nuova capacità civile europea: bisogni dei territori – e replicabile poi in altri contesti di crisi, dentro e fuori l’Europa.
La guerra contro l’Ucraina riguarda l’intera Europa, perché riguarda i principi su cui
si fonda il progetto europeo: libertà, democrazia, dignità della persona, Stato di diritto, solidarietà, diritti umani.”

Credo sia dunque fondamentale, oggi, rispetto al tema della pace, evitare letture superficiali e demagogiche, strumentali solo al consenso, ed andare oltre il concetto di “Pace = stop all’invio di armi”; perché la posta in gioco è molto più complessa e non va banalizzata.
Serve che il PD si rinforzi su questa linea del doppio binario (la chiamo così):
– Sostenere la difesa Ucraina (senza se e senza ma, anche con le armi e il sostegno militare)
– E contemporaneamente attivarsi già da ora, per andare ad incontrare la società civile Ucraina e lì provare a costruire la pace attivandosi con i CCP, perché la pace si costruisce dal basso con il coinvolgimento della società civile.

Concludo allora con una proposta. So che Angelo Moretti, ne ha già parlato alla nostra segretaria: a fine novembre/inizio dicembre il MEAN tornerà da Odessa con 100 giovani per andare ad incontrare e discutere con i giovani ucraina. Sarebbe credo, un bel segnale, nel processo di costruzione della pace dal basso, se riuscissimo anche noi, come forza politica, a coinvolgere i nostri giovani in questa missione (e invito anche la segretaria a partecipare), per dare un segnale importante anche ai nostri “amici del campo largo”: difendere l’Ucraina e attivarsi contemporaneamente per costruire la pace.

Daniela Osculati

[intervento alla Direzione Nazionale PD del 2 ottobre 2026]

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