Se disertare è anche abbandonare

Disertore è una parola che porta con sé una drammaticità antica. Evoca qualcuno che lascia il proprio posto, che si allontana, che abbandona il campo. Nel linguaggio militare, diserta chi viene meno all’ordine ricevuto, chi si sottrae alla disciplina e all’obbligo di restare al suo posto.
Ma c’è qualcosa di ancora più radicale in questo termine: disertare significa lasciare soli.
Il pensiero va subito al popolo ucraino. Ciò che sta accadendo lì ci interpella e ci impone di prendere posizione. Chi testimonia questo dramma quotidiano non diserta; anzi, compie il movimento opposto: si avvicina. Va verso ciò che fa paura, verso ciò che spesso preferiremmo non vedere. Attraversa il rumore della guerra per restituirci volti, storie e parole, portando fino a noi quello che accade dove noi non siamo.

È proprio qui che la parola “disertore” può essere interpretata in un altro modo. Disertare significa girarsi dall’altra parte di fronte al rumore assordante delle bombe; significa impedire al popolo ucraino di difendersi a casa propria, lasciando che venga colpito senza alcuna protezione. Si può disertare scegliendo l’indifferenza, abituandosi al conflitto e permettendo che le notizie scorrano davanti ai nostri occhi fino a diventare un semplice rumore di fondo. Si diserta quando decidiamo che quella sofferenza non ci riguarda. Il contrario della diserzione non è l’essere guerrafondai, né il desiderare la guerra.

Il contrario di disertare è assumersi una responsabilità. È restare accanto. È resistere, testimoniare, offrire solidarietà e cura. Le parole sembrano quasi inseguirsi, legate da una frequenza comune: disertare, desistere, resistere, persistere, restare. Disertare è allontanarsi. Desistere è rinunciare. Resistere è non cedere. Persistere è continuare. Restare è non lasciare soli. Sono verbi che raccontano atteggiamenti diversi di fronte alla stessa domanda: cosa facciamo quando la storia ci mette davanti alla sofferenza dell’altro? La testimonianza dal fronte nasce proprio da questo interrogativo.

Chi diserta non ferma la guerra, ma ne permette il pieno dispiegamento e l’annientamento di un popolo. Chi sceglie di non disertare, invece, rifiuta la logica stessa del conflitto. Resistere significa scegliere di stare accanto alle persone assediate, non abbandonare i bambini e gli anziani. Significa continuare a raccontare, ad ascoltare, a prendersi cura. Resistere vuol dire conservare la propria identità e continuare a sperare che il popolo ucraino possa ancora scrivere nuove pagine di storia.

Ecco perché disertare è abbandonare il campo, mentre resistere è scegliere dove stare di fronte al dolore altrui. Significa non lasciare solo chi, lontano dai nostri occhi, vive dentro una guerra che per noi rischia di diventare soltanto una notizia. È qui che la resistenza si fa il vero opposto della diserzione: chi resiste si assume una responsabilità e lavora per custodire il legame umano.

Sandro De Bonis

[20 settembre 2026]

Immagine di magnific

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