Il trionfo della potenza nel vuoto della politica

Ci siamo illusi che la terza guerra mondiale o la prima guerra globale con oltre 50 paesi coinvolti in vari conflitti, potesse risparmiare la pace dormiente europea.
Abbiamo potuto assistere nascosti dietro l’impotenza (o l’indifferenza) alle atrocità del Sud Sudan, di Gaza, del Congo o dell’Ucraina ma la nuova guerra del Golfo entra nella vita quotidiana nelle nostre abitudini e certezze. Mentre il diritto internazionale risulta ampiamente ignorato e violato, quasi che la convivenza umana potesse ritornare a sopportare la preminenza della Forza sulla Legge, il diritto commerciale impone la sua razionalità e presenta il conto a tutti.

Il mondo gira passando per gli stretti: il canale di Suez, il canale di Panama, lo stretto di Hormutz, lo stretto di Malacca e nel futuro la via Artica, forse il motivo per cui così tanto interessa a Trump la Groenlandia. L’impennata dei prezzi del gas e del petrolio avrà un costo elevatissimo per l’economia europee in particolar modo per Italia, Germania e Regno Unito, secondo il Financial Times. Siamo dipendenti gli uni dagli altri. O vivremo sicuri in pace o cadremo insieme nell’abisso.

C’è una nuova pretesa di abbattere gli impegni assunti dopo la Seconda guerra mondiale e di agire al di fuori delle regole, erodendo la sovranità di Stati e organismi internazionali, ha detto il presidente Mattarella. L’uso della forza ha esiti incontrollabili e imprevedibili, specie se comporta il tradimento dei valori che le nazioni hanno cullato e nutrito.

Oggi ci si dimentica che la forza non è solo volontà di potere ed esercizio del dominio, ma una cosa impersonale e disumanizzante che trasforma l’umanità in cose, pedine e oggetti, che annienta attraverso la violenza, provoca lo sradicamento e la totale alienazione dell’uomo.

Come scrisse Simone Weil: “è proprio la tentazione dell’eccesso ad essere irresistibile” quando si usa la forza. Per la nostra felicità e sicurezza, la pace è inevitabile. Ma è necessario uscire dalla logica dell’indignazione del lamento. Non basta denunciare la glorificazione della forza ma opporre una forza collettiva e giusta ad una forza arbitraria. La non violenza e il diritto internazionale torneranno a essere rispettati solo se mostreranno di essere efficaci. La missione UNAMIR, dal 1993 presente in Ruanda, non impedì il genocidio dei Tutsi, perché l ONU non riusciva ad aumentare il contingente presente.

La missione UNPROFOR con la risoluzione ONU 864 tutelava Sebrenica, ma le forze serbe nel 1995 sterminarono migliaia di musulmani bosniaci.

La risoluzione ONU 1701 del 2006 e la missione UNIFIL dovevano portare al disarmo di Hezbollah insieme al ritiro di Israele. Dopo 20 anni la missione non ha portato al disarmo di Hezbollah e Israele prepara una nuova invasione di terra con un milione di persone in fuga.

Il diritto internazionale si basa sulla volontà politica e la volontà politica si basa sulla volontà dei popoli. Il diritto internazionale non è iscritto nella legge di natura. Gli obiettivi degli Stati nazionali possono essere perseguiti in due maniere: attraverso il dominio ed il potere assoluto o con la cooperazione e l’armonia fra diversi. Dopo la seconda guerra mondiale si scelse di dare potere al diritto internazionale, per evitare che si ripetessero le tragedie della guerra.

Non siamo immersi nella crisi del diritto, ma nella crisi di volontà politica: è un declino politico.

I popoli devono scegliere se costruire il proprio benessere assecondando il dominio di pochi su molti, sperando di raccogliere le briciole che cadono dalle tavole dei pochi oligarchi o, se scelgono la via europea della cooperazione, della diffusione delle opportunità e dei diritti, del rispetto dell’uguale dignità dei popoli, della supremazia di un diritto internazionale che non esclude interventi con l’uso della forza, ma che lo limiti e lo applichi nella misura richiesta.

Certo, bisogna uscire dall’illusione che si possa mantenere un sistema multilaterale credibile se totalmente impotente ad impedire l’oppressione di un intero popolo, minaccia alla sicurezza e all’esistenza di altri popoli, spinta all instabilità internazionale, come perseguito dall’Iran in questi anni.

Certo, bisogna uscire dall’illusione che l’Europa possa imporre un suo modello occidentale e mantenere il benessere e la cultura che l’ha resa forte in questi decenni, senza una capacità di esercitare una politica estera e di difesa degna di una vera federazione di Stati.
A quest’Europa è richiesta più unità e più forza: un’unità che viene solo dal cambiamento delle sue istituzioni e delle volontà politiche degli Stati nazionali che oggi la rendono impotente. Ma, ancora una volta, la volontà politica, o meglio. le decisioni dei politici saranno decise determinate dalla volontà dei popoli. Dalla nostra volontà.

Graziano Delrio

[22 marzo 2026]

Immagine di pvproductions su Freepik

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