Pensioni: evitare proposte irrealistiche

Sarebbe bello alzare le pensioni, magari abbassando i contributi versati. Sarebbe bello anche svincolare le pensioni dalla speranza di vita a sessantacinque anni, mantenendo fissa – e magari abbassando – l’età pensionabile. La mozione presentata alla Camera dal PD, da Alleanza Verdi e Sinistra e dai Cinque Stelle chiede proprio questo. Peccato che queste quantità (età al pensionamento, entità dei contributi ed entità delle pensioni) siano fra loro indissolubilmente legate, e che ogni loro variazione favorevole ai singoli si trasformi immediatamente in forti penalizzazioni per i giovani.

Anche se i saldi migratori continueranno ad essere positivi, l’Istat stima che nel 2045 le persone di 20-64 anni saranno ventinove milioni, cinque milioni in meno rispetto a oggi, mentre gli over 64 saranno diciannove milioni, quattro milioni in più di oggi. Il nostro sistema previdenziale lega in modo stretto pensioni e demografia, perché le pensioni di oggi vengono pagate con i contributi dei lavoratori di oggi. Se i contributi non sono sufficienti, si deve ricorrere alla fiscalità generale, tagliando altre spese dello stato. Quindi, la legge Dini del 1995 (accelerata dalla legge Monti-Fornero del 2011) ha stabilito che l’età al pensionamento di anzianità e di vecchiaia fosse legata anche al numero di anni che – mediamente – una persona vivrà dal compimento da 65 anni in poi. Questa età, nell’ultimo cinquantennio è cresciuta a ritmi sostenuti: era quindici anni nel 1974, diciotto nel 1999, ventuno nel 2024. Per non far saltare i conti, l’età al pensionamento è dovuta necessariamente aumentare: un mese in meno nella soglia dell’età si trasforma immediatamente in un miliardo di costo in più per le casse pensionistiche (l’effetto è duplice: un mese di contributi in meno e un mese di pensione erogata in più). E non si tratta di un miliardo una tantum, ma di un miliardo in più per tutti gli anni futuri.

La mozione del centrosinistra chiede anche di eliminare o di ridurre le agevolazioni per la previdenza complementare, ossia il meccanismo, concertato con i sindacati, che trasforma il risparmio e il TFR in integrazione alla pensione futura. È un altro grave errore, perché non si tratta di privilegi, né di regali ai fondi privati, ma di agevolazioni fiscali, che aiutano gli attuali lavoratori e i giovani a costruirsi una vecchiaia migliore, in vista di pensioni pubbliche che saranno inevitabilmente meno generose, a mano a mano che si passerà a un sistema esclusivamente contributivo.

Sulle pensioni, il centrosinistra dovrebbe evitare di inseguire i partiti di centrodestra che non a caso – appena giunti al governo – han dovuto riporre nel cassetto le proposte mirabolanti sulle pensioni. Dovrebbe evitare proposte che non tengono conto né della demografia né del mondo vero. Perché la realtà ha la testa dura, e tale resterà anche dopo le prossime elezioni.

Giampiero Dalla Zuanna

[1 febbraio 2026]

Immagine di freepik

1 commenti On Pensioni: evitare proposte irrealistiche

  • Rincorrere la destra sul tema pensioni dimostra quanta poca cultura di governo c’è nel PD in questo periodo. Mettersi a fare il Salvini di sinistra è un errore madornale. Lavorare per togliere o ridurre le ingiustizie e i privilegi ingiustificati nel sistema pensionistico potrebbe essere un argomento.

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