Per una buona politica è necessario prendersi cura ed attenzione del potere. La politica ha a che fare, dunque, sempre con il potere. La vita in quanto azione è potere, tutto ciò che esprime forza rinvia al potere, dove c’è volontà di essere c’è potere. Il filosofo Silvano Petrosino afferma che il singolo esistente per affermarsi ed essere deve far propria la vita, in questo “è inevitabile esercitare un certo potere”.
Invece la potenza, distinta ma non separata dal potere, non si traduce mai in un’azione, alimenta, però, il potere. Quindi il potere può avere luogo solo se traduce la potenza. Il primo è visibile, la seconda no.
Il potere per essere tale deve incarnare la potenza, per questo il potere rinvia ad un fare. Noi abbiamo a che fare con il potere, mai con la potenza. Noi ci imbattiamo con il potere e non incontriamo mai la potenza, quest’ultima non è misurabile, non è mai contenibile, “ha a che fare con l’oltre, con un’eccedenza, con l’illimitato, con una trascendenza….la potenza ha sempre ha a che fare con l’indeterminato”.
Questo ci dice che l’umano non può appropriarsi della potenza, non può dominarla e farla propria. La dimensione del politico non può pensare di dominare la potenza.
La politica, si governa con e attraverso il potere, risponde del potere.
Avere cura della politica è avere cura del potere e della potenza che la ispira.
Quando il politico pensa di governare la potenza, cade nella follia, perchè pretende di impadronirsi di un qualcosa che è fuori dalla misura umana.
Prendersi cura della politica è rispettare l’eccedenza della potenza, che accompagna il potere in ogni suo agire. Avere una giusta misura con il potere, significa mettere in opera un potere che rispetta la distanza dalla potenzaQuesto orizzonte ci interpella, come cattolici democratici, a dare ragioni dell’esercizio del potere.
Da una prima ricognizione, il potere si presenta legato ad un esercizio di responsabilità, qui l’azione ha lo scopo di favorire la partecipazione e la costruzione del Bene Comune, modalità che riconosce la dignità della persona come il centro dell’impresa democratica. Da questa impostazione discende la promozione della solidarietà.
Altro elemento che chiarisce la dinamica del potere è che esso nasce dai conflitti, dalle scelte che l’umano mette in opera, ma anche da suoi limiti.
La contraddizione non è un elemento superfluo, ma è la traccia che caratterizza l’umano in quanto umano, questa dimensione ontologica sporca il potere.
Il potere necessita sempre di uno sguardo attento, per cui non può essere semplicemente usato, va pesato e pensato, misurato e valutato, per evitare che degeneri.
Ecco perchè va custodito e, quindi, curato.
Per i cattolici democratici la cura del potere è legata ad una precisa visione antropologica: l’umano è un essere fallibile e avere coscienza di questo ci porta a guardare il potere come una realtà impastata anche dal male.
Avere cura del potere è riconoscere il limite, condizione questa legata al limite che attraversa la persona, qui emerge la complessità del potere.
Allora avere cura del potere è abitare la contraddizione, qui il limite diventa esercizio di responsabilità, questo mi spinge ad agire, pur sapendo che mai potrò realizzare la giustizia perfetta, nonostante tutto il mio campo d’azione resta la storia.
Il potere diventa la prova del credente, luogo dove in gioco vi è la verità e la libertà, elementi che si incrociano nel cammino quotidiano, generando continue contraddizioni.
La fede non redime il potere, gli impedisce di diventare assoluto, questa storia continua a segnare il cammino dell’umano.
Allora, il potere diviene il destino tragico per l’umano, perchè può diventare l’occasione per realizzarsi o perdersi. Il potere diviene la cifra dell’umano, questo significa che avere cura del potere è avere cura della vita.
Prendersi cura della politica è avere cura della distanza che la potenza stabilisce, traccia di una trascendenza che ci attraversa e che ci chiama a rendere la giusta misura.
Sandro De Bonis
[25 febbraio 2026]




