Provo ad articolare il mio pensiero attraverso 10 punti.
1) Una Riforma costituzionale, ovvero della Carta che è alla base della nostra Repubblica (nata 80 anni fa, contestualmente all’Assemblea Costituente), summa dei principi e delle regole della convivenza civile, non dovrebbe (come scrisse Calamandrei) essere proposta da un Governo, ma dal Parlamento e, soprattutto, non può essere approvata delegittimandolo, così come è avvenuto, non consentendo la discussione e la votazione di nessun emendamento migliorativo, nè alla maggioranza nè alla minoranza politica. E’ quindi evidente l’intenzione originaria di Meloni/Nordio di giungere direttamente al referendum confermativo (previsto quando non si sia raggiunta la maggioranza dei 2/3), immaginando un plebiscito popolare che dovrebbe aprire la strada alle elezioni anticipate, come dimostra anche la frettolosa volontà del Governo presentare una riforma elettorale ipermaggioriotaria durante la campagna referendaria.
2) La separazione funzionale tra le carriere di Pubblico Ministero e giudici è già prevista nella riforma Cartabia del 2022 (ammettendo la possibilità di un passaggio solo una volta nella vita professionale e in distretto diverso) e, comunque, il passaggio tra diversi ruoli ha riguardato fino ad oggi una percentuale inferiore all’1% dei magistrati: lo ha chiesto lo 0,8% dei PM e lo 0,2% dei giudici negli ultimi cinque anni. Resta invece il valore di una formazione unica e di una comune cultura della giurisdizione ,come sostenuto anche da Pietro Grasso.
3 ) pur riconoscendo che la Magistratura associata non è esente da critiche sotto vari aspetti, ritengo che la risposta non sia la creazione di due CSM, uno per i magistrati e uno per i soli PM. Si tratta di una soluzione contraddittoria rispetto all’intenzione proclamata dai proponenti perchè porterebbe inevitabilmente a rafforzare l’autoreferenzialità e il peso dei PM. Questa è la ragione (come ha bene illustrato il costituzionalista Pinelli) per cui, nei Paesi dove le carriere sono separate, i PM hanno acquisito un potere ritenuto eccessivo e quindi sono stati sottoposti al potere governativo. Ricordo la contrarietà espressa da Leopoldo Elia nel 1987, alla Bicamerale presieduta da D’Alema, anche alla ipotesi di suddivisione dell’unico CSM in due sezioni distinte.
4) Il sorteggio nella elezione dei membri togati dei due CSM non risolve il problema delle correnti mentre, mina piuttosto l’autorevolezza, la rappresentatività e il pluralismo degli eletti. Per superare la degenerazione delle correnti, ritengo preferibile la proposta avanzata in Commissione dall’on. Bazoli, capogruppo PD in Commissione Giustizia, e da diversi costituzionalisti, ovvero quella di un diverso sistema elettorale interno. A questo aggiungo che il sorteggio dei laici su liste approvate dal Parlamento configurerà una maggioranza politica e un loro ruolo più forte.
5) Non si può ignorare il contesto in cui si celebra questo referendum, ovvero il collegamento di questa riforma della Magistratura (non della Giustizia) con la proposta di riforma elettorale e del Premierato, con il DDL governativo sulla autonomia differenziata, con lo spoil system scientifico e dilagante da parte dell’Esecutivo. Penso anche alla parallela delegittimazione delle Authorities e degli organi di controllo (dalla Corte dei Conti all’Anpac), nonché all’intenzione, già annunciata da Nordio, di sottrarre la polizia giudiziaria alla autorità giudiziaria.
6) La terzietà del giudice nel processo, a differenza di quanto sostenuto dal Governo, emerge dal dato per cui almeno la metà dei processi si concludono o con l’archiviazione o con l’assoluzione dell’imputato. Naturalmente questo dato include anche i casi di indagini avviate talora con pregiudizio o non sufficientemente fondate, ma la soluzione non è certo quella di dare maggiore potere ai PM.
7) Non dobbiamo però essere appiattiti su una difesa acritica della Magistratura, ma riconoscerne alcune patologie, messe in luce recentemente anche dal Presidente Giovanni Flick e non risolte dalla riforma Nordio, che il PD deve assumere l’impegno ad affrontare in modo specifico, con leggi ordinarie e interventi mirati .Penso all’abuso, da parte di alcuni PM, delle richieste di custodia cautelare; allo sconfinamento del magistrato penale nel merito amministrativo e talora politico; alla degenerazione delle correnti – di per se’ legittime come interpretazioni e orientamenti – a cordate di potere; all’eccessiva lunghezza dei processi (oltre 800 giorni nel penale e oltre 500 nel civile). Si deve pensare anche alla stabilizzazione di tutti i 15mila giovani messi a disposizione dei Tribunali che hanno contribuito ad accelerare gli iter.
8) Un tema grave e sensibile che qui non viene affrontato attiene a quello che è stato autorevolmente definito il “rapporto incestuoso “ tra i PM e i media: penso alla rivelazione del segreto d’ufficio; ai processi televisivi paralleli; alle gogne mediatiche, che fanno sì che l’informazione si occupi prevalentemente delle indagini, e dunque delle ipotesi di accusa, alterando di fatto l’equilibrio delle parti coinvolte. Patologie cui il referendum non dà risposte accentuando il ruolo dei PM.
9) L’istituzione di un’Alta Corte disciplinare formata da 15 giudici (con modalità di funzionamento ancora indefinite), sostituendo le sezioni disciplinari del CSM, si colloca al di fuori del perimetro giurisdizionale e prevede che contro le sentenze che emetterà in prima istanza si potrà fare appello solo alla stessa Corte, senza i componenti che hanno deliberato la decisione, escludendo così il ricorso in Cassazione, previsto dall’art.111 della Costituzione.
10) Ricordo che, nella Direzione nazione del PD, alcuni di noi hanno riconosciuto la legittimità di chi, anche nel Pd, intende votare SI’, pur sentendo il dovere di far riflettere sulle conseguenze politiche, e non solo tecniche, di modifiche cosi rilevanti di 7 articoli della Costituzione, che, da un lato, non risolvono i veri problemi della Giustizia nel nostro Paese e, dall’altro, intendono delegittimare e ledere l’autonomia e l’ indipendenza della Magistratura come ordine costituzionale.
Silvia Costa


