Una testimonianza per la pace

Desidero ricordare, come Vice Presidente, che ANPC (l’Associazione nazionale dei partigiani cristiani, che ha in Enrico Mattei il suo capostipite) ha sempre condannato duramente la criminale l’aggressione di Hamas a Israele e lo ha detto in questi anni anche nelle difficili piazze del 25 aprile, cosi come ha difeso la Resistenza ucraina, il sostegno dell’Italia e dell’Europa al popolo ucraino, e condannato la guerra scatenata da Putin.
ANPC ha anche sempre auspicato che si trovino le vie politiche e diplomatiche per una pace che non sia però una resa e la legittimazione di invasioni armate.
Ricordo che fin dall’inizio ANPC ha preso le distanze, insieme a Fiap (Federazione Italiana Associazioni Parigiane), dal presidente dell’Anpi (Associazione Nazionale Partigiani Italian) per una ambiguità politica su questi due fronti.
Da quando la reazione del Governo di Netanyahu è diventata a Gaza una sistematica e crudele distruzione di vite e di beni, dagli ospedali alle scuole alle abitazioni civili, si è estesa al Libano, violando il diritto internazionale e il diritto umanitario, macchiandosi di crimini di guerra e contro l’umanità e soprattutto violando costantemente la tregua faticosamente conquistata, abbiamo apertamente denunciato questi abusi. Lo abbiamo fatto sempre attribuendone la responsabilità al Governo Netanyahu e mai confondendolo con il popolo israeliano, anzi riconoscendo e incoraggiando i movimenti democratici e di dissenso in atto in Israele, nell’auspicio che possano esprimere una diversa maggioranza politica nelle prossime elezioni.
Siamo altresì consapevoli e preoccupati che l’operato di Netanyahu e le opinioni pubbliche europee e internazionali che accusano acriticamente “gli israeliani”, senza fare distinzioni tra popolo e Governo, stiano determinando in Italia e in Europa una nuova inaccettabile ondata di antisemitismo su cui con la presidente ANPC Maria Pia Garavaglia ci siamo espressi più volte.
Per questo apprezziamo il disegno di legge del senatore Graziano Delrio e altri sull’antisemitismo, attualmente in discussione in Parlamento. Si tratta di una proposta che aiuta il discernimento tra la libera critica politica e la esecrabile intolleranza, la violenza e la discriminazione o persecuzione di una religione o di in popolo.
Non è solo una nostra ferma convinzione, ma è la storia del sacrificio di decine di migliaia di partigiani cristiani, disarmati e armati, laici e religiosi, che hanno scelto da che parte stare, sono stati protagonisti nella Resistenza accanto ad altre formazioni, ma hanno anche nascosto, sfamato, ospitato, protetto, anche a costo della propria sicurezza e della propria vita, migliaia di ebrei. Solo a Roma nei conventi cattolici religiosi e religiose (queste soprattutto) hanno salvato 4.700 perseguitati di cui 3.400 ebrei.
Come cristiani riteniamo che memoria, testimonianza, denuncia e, insieme, impegno per la pace siano oggi altrettanto necessari per salvaguardare l’umano e il futuro dell’umanità.
Per questo esprimiamo attenzione e solidarietà alla “Rete dei Preti contro il genocidio”, 550 religiosi (tra cui 220 italiani ) di vari Paesi, che come pastori “credono nella dignità di ogni persona umana” e che hanno affermato nel loro documento fondativo: ”Con la stessa forza con cui condanniamo il massacro del 7 ottobre, gli omicidi e i rapimenti compiuti dai terroristi di Hamas, condanniamo la risposta sproporzionata, l’uccisione di persone innocenti giustificata come errori involontari, i bombardamenti di Paesi Terzi sovrani, i crimini di guerra, la pulizia etnica, l’uso della fame come arma di sterminio e genocidio perpetrato dallo Stato di Israele contro la popolazione palestinese”. Anche 100 religiosi di diverse Regioni d’Italia denunciano le uccisioni di bambini a Gaza e in Libano dopo le dichiarazioni del cessate il fuoco. Nel loro documento si impegnano ad aiutare la popolazione palestinese e la parrocchia di Gaza, a sensibilizzare i politici per fermare la guerra e chiedono “una indagine indipendente sui fatti del 7 ottobre 2023 e sulle successive violazioni del diritto internazionale da parte del Governo israeliano”.
La marcia di mercoledì 22 settembre a Roma di 100 preti italiani della rete, provenienti da otto Regioni, è partita da Sant’Andrea al Quirinale proseguendo poi con la preghiera nella Chiesa di Santo Spirito in Sassia, continuando su via della Conciliazione e portando significativamente un sudario con i nomi dei 300 bambini palestinesi e libanesi uccisi dopo la dichiarazione di due “cessate il fuoco”. La marcia è passata quindi davanti a San Pietro, alle ambasciate di Palestina e del Libano, ma anche alla sede di Leonardo. Si tratta di un gesto etico, potente e coerente con la posizione della Chiesa, contro la guerra, ribadita da Papa Francesco e da Papa Leone XIV.
Una manifestazione che ci ricorda che siamo nei giorni dell’Assemblea generale dell’ONU su “Ripristinare la fiducia, gestire la trasformazione: una organizzazione delle Nazioni Unite che consegue risultati a vantaggio di tutti”. Un’occasione in cui sarà importante unire le voci di chi si impegna, laici e religiosi, per la cooperazione internazionale, la giustizia, la pace contro l’indifferenza e la sopraffazione.

Silvia Costa

[22 settembre 2026]

Immagine di wirestock su Magnific

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