Sabato 16 maggio a Roma si è svolto un importante convegno nazionale, organizzato da cinque sigle nazionali e locali tra cui Comunità democratica, a cui hanno partecipato oltre ottocento persone. I giornali e i media ne hanno parlato molto, a conferma di un rilievo che non è sfuggito ai vari osservatori e soggetti della politica.
Con i loro interventi, gli organizzatori infatti hanno inteso interpretare la cultura politica cattolico democratica, che dimostra oggi di essere ancora viva, anzi attualissima. Le sfide che sono state analizzate hanno anzitutto riguardato l’esigenza di un rafforzamento dell’Unione europea, per costruire la pace e la cooperazione tra i popoli e le nazioni, superando gli ostacoli che oggi si frappongono. Altri contributi hanno affrontato l’esigenza di tutela dell’umano dalle insidie e dalle manipolazioni del consumismo, della tecnocrazia, dell’autoritarismo (es. l’esigenza di affrancare i minori e gli adolescenti dalla dipendenza dai social). Si è posta attenzione ai modi concreti per superare la dipendenza dalle fonti fossili, così da sostenere l’economia e il potere d’acquisto. Per affrontare queste ed altre sfide – si è detto – servono soprattutto risposte di comunità, ai vari livelli, che assicurino responsabilità e partecipazione, allenino alla democrazia, consentano di intuire il destino di fraternità che ci accomuna.
Questo sguardo, che attinge dal Magistero della Chiesa, appare oggi prezioso, originale e talvolta solitario nel contrastare le derive cesariste, le ideologie che tornano a esaltare i nazionalismi attraverso la prevaricazione di altri popoli, lo sfruttamento incontrollato della natura, l’uso delle religioni a fini politici, il disconoscimento dell’originalità e dignità di ogni essere umano, specie se debole e fragile.
Il convegno ha sancito almeno due risultati. Anzitutto, ha messo a fuoco alcuni temi cruciali dell’agenda politica, indicando una parola chiave – appunto, la comunità – per interpretarli e affrontarli con successo. In secondo luogo, ha consentito a diverse associazioni di presentarsi unite, cominciando a dimostrare noi lo spirito più generale evocato.
Sullo sfondo, ma non rinviabile, resta la questione di come rappresentare anche entro l’arena partitica questa cultura. Tra i partecipanti al convegno, infatti, ci sono persone che esprimono il loro impegno verso la cosa pubblica entro sfere decisive, ma diverse dalle formazioni politiche. Altri invece vi militano e hanno incarichi di governo o legislativi. Ciò che è apparso evidente è l’esigenza di una più organizzata, unita e forte presenza in uno o più partiti. Non per avere più posti, come qualche preoccupato e ostile osservatore ha malignato. Ma perché le idee camminano solo sulle gambe di chi sa interpretarle e rappresentarle, anche nei luoghi alti delle decisioni politiche.
Stefano Lepri
[19 maggio 2026]




