Le sfide che ci attendono

Ci avviciniamo alla stagione delle elezioni in un momento in cui l’Italia, l’Europa, il mondo intero sembrano essere entrati in un circolo vizioso, culturale e di prospettiva prima ancora che politico. I notiziari sono litanie di tragedie (guerre a livello internazionale o delitti efferati a livello di cronaca nazionale) e, assieme ai cambiamenti che stiamo vivendo la cui rapidità ci turba (transizione ecologica e digitale), suscitano paure e bisogno di sicurezza. Sembriamo non in grado di uscire dall’incantesimo di un mondo hobbesiano dove l’uomo è lupo agli altri uomini e si cerca un Leviatano, un’autorità assoluta e decisa che possa risolvere i problemi.

Nella storia, ma anche oggi, non esiste e non è mai esistita solo questa narrazione e questa cornice. In molti altri momenti siamo stati capaci di prefigurare nuove frontiere e far prevalere la logica della ricchezza della cooperazione e dell’inclusione, che è la vera legge della vita e il segreto dell’intelligenza relazionale, che ha garantito sino ad oggi lo straordinario progresso della comunità mondiale. Tutto questo sin dai tempi della preistoria, dove le comunità capaci di coesione e cooperazione (e non certo liberi battitori) hanno vinto la sfida di sopravvivere in ambienti ostili cacciando grandi mammiferi. E’ grazie alla capacità di cooperare, in primis, nella comunità scientifica e poi in quella politica, economica e sociale che siamo riusciti a realizzare una crescita spettacolare di popolazione e di aspettativa di vita, oltre che di benessere materiale.

Prima ancora che su singoli provvedimenti o misure è, pertanto, sulla cornice e sul quadro che bisogna sfidarsi e cambiare.

Bisogna avere il coraggio di rompere radicalmente gli scenari degli impresari della paura, ponendo chiaramente come obiettivo quello della felicità e della fioritura della vita umana. Realizzando una convergenza tra traguardi ideali della visione religiosa (il bene comune che è la creazione delle condizioni migliori per la realizzazione della vita) e di quella laica (l’art 3 parte seconda della Costituzione dove si dice “E’ compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli..”).

La frontiera degli studi empirici e comportamentali nelle scienze sociali identifica con chiarezza le caratteristiche del possibile circolo virtuoso per le comunità umane: fiducia, reciprocità, cooperazione, capitale sociale che alimenta fiducia e speranza verso il futuro. Al modello dell’uno contro uno (o del noi contro loro), che fa sempre meno di due perché il conflitto brucia energie e distrugge risorse, bisogna avere il coraggio di contrapporre quello dell’uno con uno, che fa sempre più di due, perché la cooperazione genera superadditività.

Tutto questo va calato ed incarnato nelle dimensioni concrete dei problemi sul tappeto.

Per la transizione ecologica significa rimuovere lacci e lacciuoli e liberare le energie del paese di migliaia di progetti di produzione di energia oggi bloccati dai colli di bottiglia di valutazioni d’impatto ed allacci che non riescono a tenere il ritmo della creatività degli italiani.

Per la transizione digitale garantire quei processi di redistribuzione di reddito e ricchezza (e di aggiornamento delle professionalità) che evitano il corto circuito di una concentrazione di ricchezza e di potere che mette a rischio la democrazia.

Per i salari significa saper distinguere i settori non delocalizzabili, dove politiche di salario minimo sono auspicabili, e i settori esposti all’opzione di delocalizzazione, dove dobbiamo realizzare riforme che accelerino la produttività dei fattori.

In campo sanitario va compresa la nuova centralità della cronicità e pertanto realizzata e completata la grande riforma del sistema verso integrazione sociosanitaria, domiciliarietà e disingolfamento di ospedali e pronto soccorso, per affrontare la temibile sfida della non autosufficienza che ci aspetta.

Nel settore del risparmio è necessario sviluppare quei cambiamenti che consentono di mobilitare la straordinaria ricchezza degli italiani verso investimenti produttivi e la crescita del sistema paese.

In ambito di migrazioni è necessario favorire ingressi legali, combattere lo sfruttamento e ridurre l’irregolarità per realizzare il matching virtuoso di cui abbiamo bisogno in tempi di grave crisi demografica.

Su ciascuno di questi punti esistono approfondimenti e schede di dettaglio da discutere. Ma il punto centrale è quello di costruire una visione che possa essere affascinante, non solo per i tutelati, ma anche e soprattutto per chi è o si sente più fragile ed esposto ai rischi del cambiamento e chiede per questo protezione.

Leonardo Becchetti

[7 settembre 2026]

Immagine di rawpixel.com su Magnific

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