Per il lavoro non bastano una festa o un decreto

Puntuale è arrivato anche quest’anno il decreto del governo sul lavoro alla vigilia del Primo Maggio. Non si può dire che l’esecutivo non sia attento alle dinamiche comunicative, ma il mondo del lavoro oggi è così complesso da richiedere interventi profondi e strutturali, costruiti attraverso un confronto continuo con le parti sociali e non solo annunci episodici e generici.
Il Governo ha estratto dal cappello la proposta del “salario giusto” in un chiaro tentativo di mettere in difficoltà l’opposizione che con raro slancio unitario si è attestata sulla proposta del “salario minimo”.
Non basta, però, sciorinare numeri positivi riguardo la disoccupazione o annunciare decreti, che non fanno altro che prorogare o reiterare benefici fiscali a favore dei datori di lavoro. Servirebbe un confronto serio e costante con le parti datoriali e sindacali sui problemi concreti dei lavoratori in un contesto che è profondamente cambiato negli ultimi anni.
C’è un enorme tema formativo: in diversi settori il lavoro c’è, ma mancano i lavoratori qualificati.
Di contro, abbiamo i nostri giovani più qualificati che, dopo brillanti percorsi formativi, vanno all’estero per vedere riconosciute le loro qualità e per ottenere retribuzioni all’altezza delle loro competenze.
Per non parlare dei salari, che nel nostro paese hanno livelli troppo bassi, il cui potere d’acquisto è stato ulteriormente messo in discussione dall’inflazione (per fortuna a bassi livelli negli ultimi anni) e da un cuneo fiscale che ha pesantemente penalizzato i ceti medi. I rinnovi contrattuali, spesso tardivi, faticano a garantire anche il recupero dell’inflazione, figuriamoci se riescono a risolvere il problema dei salari insufficienti. Tanto che si è andata allargando, negli ultimi anni, la paradossale fascia dei cosiddetti lavoratori poveri.
Rimane grave anche il tema dell’occupazione femminile, troppo bassa e con livelli retributivi che continuano a svantaggiare le donne, come ha sottolineato anche il presidente Mattarella nel suo intervento alla Piaggio di Pontedera alla vigilia della festa di oggi.
Il Presidente ha voluto anche ricordare la piaga degli infortuni sul lavoro: “Le cronache ci restituiscono, pressoché quotidianamente, notizie di lavoratrici e di lavoratori che perdono la vita o rimangono infortunati, nello svolgimento delle loro attività. La sicurezza sul lavoro resta un impegno, un dovere, che non consente rinunce o distinguo. Tra luoghi di lavoro e in itinere sono oltre mille le vite spezzate ogni anno”. Le leggi esistono, ma la cultura della sicurezza non ha ancora messo radici sufficienti nella nostra società e le risorse per garantire controlli puntuali nelle aziende non sono certo sufficienti.
Enunciare il “salario giusto” o proporre dati positivi (tutti da valutare) sull’occupazione non può certo bastare: serve un dialogo continuo con i diversi soggetti del mondo del lavoro e serve un coinvolgimento reale anche del Parlamento, il luogo per eccellenza della rappresentanza dei cittadini, che negli ultimi anni non è mai stato davvero coinvolto in un dibattito autentico sui temi del lavoro, che è divenuto terreno di scontro politico più che di autentico confronto.

Buon Primo Maggio!

Fabio Pizzul

[1 maggio 2026]

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