Dall’Universita di Lovanio al castello di Alden Biesen,dove giovedì ci sarà il vertice informale del Consiglio europeo voluto da Costa con tutti i capi di governo,sentiremo molto parlare di Draghi e delle sue proposte sulla competitività nonché quelle di Letta sul Mercato interno. La domanda cruciale però è:sentiremo anche parlare molto delle decisioni europee,cioè del coraggio di fare passi avanti significativi, di cambiare ritmo e piani per diventare davvero una Europa potente? La gravità del momento,se non bastassero le nostre speranze e i nostri ideali Europei, ci fa sperare di si. Ma l‘inerzia e la rassegnazione diffuse tra i capi di Stato e di governo, la volontà di conservazione di un illusorio potere nazionale, oltre che la ostilità della destra sovranista verso i progressisti e la voglia di una sua rivincita fanno temere la solita conclusione, fatta di altisonanti proclami, ma,insieme, di timidi programmi, di vaghi impegni e di calendari dilatati nel tempo. Tempo che non c’è più. Draghi, ancora una volta,è stato drastico nell‘analisi e ambizioso nella proposta. Ancora una volta parte dall’economia per arrivare alla soluzione politica e perciò, inevitabilmente, alla prospettiva federale. L’approccio è pragmatico, non si tratta di un federalismo completo e compiuto, attraverso una grande riforma dei Trattati e neanche di un federalismo “graduale”, fatto di piccoli passi e progressive tappe. No, ciò che propone Draghi è una strada di pragmatismo, cioè di decisioni possibili e attuabili su singole partite a livello federale, prese da di chi ci sta, cioè dai Paesi che ci stanno a mettersi insieme. E‘ la strada, io la definirei così, di un federalismo “dei fatti” e “di fatto“. E’ il frutto della la volontà e della capacità dei paesi più consapevoli del rischio e della posta in gioco di cominciare a condividere competenze e ad esercitarle in modo comune su singole materie, come è stato fatto felicemente per l’Euro. E‘ interessante comprendere come Draghi arriva a questa conclusione che, per molti di noi, che partiamo dal disegno federale europeo come prospettiva e scelta, è invece la premessa della nostra visione d’Europa. Comunque, anche percorsi diversi sanciscono il nesso tra regole economiche dello sviluppo, compiti della politica e definizione degli assetti istituzionali per una governance più efficace e democratica. A Lovanio Draghi prende atto inesorabilmente della fine di un equilibrio internazionale del diritto e dell‘economia globale che, pur con alcune asimmetrie, garantiva ai paesi alleati e partner (per noi europei la cornice dell’Occidente) una condizione di crescita e insieme di coesistenza pacifica. Le interdipendenze tra le economie dei paesi sono state, nella prima fase della globalizzazione e dell‘apertura dei mercati, fattore di moderazione, ora invece diventano fattori di prevaricazione e leve di dominio. C‘è un traumatico crollo di questo assetto, c’è un capovolgimento operato, da un lato, da un’America che torna in modo minaccioso a mettere se stessa e solo se stessa al di sopra di tutto e che considera l’Europa un fastidio, un peso e una entità da dividere e, dall’altro, da una Cina che opera una aggressiva e minacciosa politica commerciale e industriale, controllando, a rischio di ricatto, i nodi delle catene di approvvigionamento. C‘è ancora di più: c‘è una guerra ai confini europei, che è anche una minaccia al modello di democrazia europeo. L‘Europa, dunque, non può più essere quella che è stata, una “bella addormentata nel bosco“, dice qualcuno, oppure una potenza di soft power che ha coltivato il suo giardino, senza curarsi della foresta che selvaggiamente le cresceva intorno. L’Europa è molto sola in questo nuovo scenario disarticolato e minaccioso per la coesistenza internazionale, sola a credere in un sistema multilaterale ridotto a pezzi, anche da chi l‘aveva creato, sola a tenere alti i valori del diritto, della democrazia e della solidarietà interna e internazionale. L’Europa si trova fragile, anche se è una potenza manifatturiera ed esportatrice, perché ha un gap enorme di tecnologia e una dipendenza energetica rispetto agli Usa e ha una altrettanto grave dipendenza di materie rare e altre tecnologie dalla Cina. Che fare allora? Come riscoprire la strada per una cura rapida dei propri mali? La risposta e’ evidente per chi vuole oggettivamente prendere atto della nostra storia: si cominci dall’interno. Dove si è costruito il mercato interno, il mercato domestico, si sono create opportunità di sviluppo, di crescita e di coesione sociale. Dove anche il mercato interno si è bloccato, si sono create barriere interne, vincoli e “dazi” interni, con gravi costi aggiuntivi per l’economia del continente e freni al suo sviluppo, nonché diseguaglianze nel mercato del lavoro. Ecco perché, ripartendo dal lì, dal lavoro di Delors, questo percorso va completato. La traccia sarebbe chiara e Letta la declina: energia, servizi finanziari e digitali devono essere i prossimi, immediati, capitoli. Ma c’è qualcosa di più da fare, se vogliamo consentire, soprattutto alle nuove imprese innovative, di muoversi sull’intero mercato europeo, senza moltiplicare burocrazia in ogni stato. C’è da creare un regime giuridico nuovo e comune, quel 28° Stato che possa valere come quadro unico di diritto europeo su scala continentale. Questi i principali passi da compiere all‘interno della casa, mentre si costruisce un nuovo assetto della stessa nel mondo, sapendo che la difesa dei valori si sposa con la difesa degli interessi e viceversa. Innanzitutto, l’Europa deve contenere e, se possibile, vincere le sue interdipendenze, usando con capacità i suoi fattori di forza. La forza di esportazione e le ampie relazioni commerciali sono un primo punto, ma anche la “egemonia“ in alcune nicchie strategiche (ad esempio nella litografia speciale necessaria a produrre chip avanzati), altre eccellenze manifatturiere, una capacità industriale consolidata e di valore, un altissimo livello della ricerca di base e di eccellenza (che vede in Europa risultati significativi, ma poche applicazioni): ecco il patrimonio su cui operare, puntando massicciamente su innovazione e su nuove alleanze produttive e commerciali. Un salto così ambizioso, in un mare così vasto oltre l’Occidente, alla ricerca di risorse essenziali, da quelle finanziarie alle materie prime, dalle tecnologie alla cooperazione culturale, dagli scambi alle reciprocità a tutto campo, richiede una forza, una scala di dimensioni e una “potenza” che solo l’unità può garantire. L‘Europa ancora non è quell’unità necessaria. Lo testimonia il fatto, anche qui come nel mercato interno, che nelle competenze non condivise, perché gelosamente presidiate dal livello nazionale,l’Europa è fragile, balbetta e non ha una voce forte e significativa. Cosi è nella politica estera e nella difesa, come nelle questioni fiscali e nella sempre più necessaria politica industriale. Il progetto incompiuto mostra la sua inadeguatezza per questo tempo e queste sfide. Non sarà dunque la debolezza dei legami intergovernativi di una confederazione di Stati la soluzione. Lo sarà, invece, una integrazione più forte e coraggiosa che prende, si potrebbe dire inevitabilmente, la strada federativa. Una integrazione non forzata, ma nata sulla volontà comune e cementata dal beneficio condiviso. Questa proposta di un federalismo che non parte dall’unità già conquistata, ma la costruisce nell‘azione e nelle scelte, tra coloro, gli Stati, che sono disposti ad andare avanti e a costruire INSIEME una speranza e una fiducia di futuro, può essere oggi una via d’uscita interessante dall’impasse della contrapposizione tra sovranisti, sempre più forti, ed europeisti, sempre più delusi. Sarà poi la bontà dei risultati ad allargare la cerchia dei “volonterosi” e a costruire un altro fondamento della casa europea. Patrizia Toia [10 febbraio 2026] Immagine di pvproductions su Freepik





1 commenti On La svolta necessaria verso un’Europa federale
Sarebbe auspicabile, finalmente, fare un’EUROPA FEDERALE nel rispetto di tutti gli Stati membri. Bisogna svincolarsi dai poteri forti (USA – RUSSIA – CINA, ecc…) per avere più peso politico nel mondo. Grazie !!