La pace non è ciò che accade quando la guerra finisce, non è l’opposto della guerra, né tanto meno il suo dopo. Non è un vuoto e non è una tregua. E’ una realtà piena, viva, propositiva. E’ soprattutto origine, non conseguenza; ha radice assoluta nel cuore umano. E’ desiderio, prima ancora che programma politico.
La pace, dunque, va costruita con coerenza e prudenza, non va banalizzata, non la si improvvisa da un giorno all’altro e non è solo assenza di guerra, richiede gesti concreti e scelte coraggiose e, mentre avanza, deve essere protetta e difesa.
In scenari di guerra come quelli che stiamo attraversando, in particolare in Ucraina alle porte dell’Europa, in assenza di garanzie di sicurezze credibili, una pace “a tutti i costi” potrebbe soddisfare esigenze politiche immediate, ma fallire nel proteggere gli interessi fondamentali di una nazione (l’Ucraina, in questo caso, che vuole una pace vera e non fasulla) e nel consolidare un ordine europeo e internazionale duraturo. Il rischio, cioè, di una pace rapida ma fragile.
I Corpi Civili di Pace, ideati da Alexander Langer nel 1995 alla fine della guerra della ex Jugoslavia, nascono come una proposta concreta, politica e attuabile per costruire la pace dal basso e per affrontare i conflitti armati senza ricorrere alla violenza.
Langer immaginava un’Europa civile che, invece di inviare solo eserciti, formasse e mobilitasse operatori di pace, capaci di intervenire con strumenti umani e diplomatici, restituendo dignità alla politica internazionale e ridando centralità alla società civile.
La proposta dei Corpi Civili di Pace si fonda su quattro parole chiave: nonviolenza, mediazione, prevenzione ed Europa (come promotrice di un modello civile di sicurezza e pace).
Sono promossi dall’UE in collaborazione con l’ONU, le organizzazioni della società civile e le reti di pace e sono composti da volontari e professionisti formati.
Gli operatori ricevono una formazione e un addestramento specifico in storia dei conflitti, lingue straniere, tecniche di mediazione, gestione delle crisi, sicurezza e protezione dei civili, ascolto attivo; e hanno il compito di intervenire nella prevenzione dei conflitti, ma così come durante il conflitto e la ricostruzione post-conflitto (facilitando il ritorno dei rifugiati; aiutando a ricucire i legami tra comunità divise, promuovendo giustizia riparativa e riconciliazione, educando alla pace e alla convivenza).
Dall’esperienza della guerra civile nella ex Jugoslavia, si sono moltiplicati gli studi sui limiti delle strutture e istituzioni di cui i governi e l’ONU dispongono per evitare il corso alla violenza nelle dispute fra Stati. E’ cresciuta la consapevolezza che è necessario un vero e proprio salto di paradigma nei sistemi di governance, se si vuole garantire la sicurezza e la pace. Non è un caso che il Parlamento Europeo, già dal 2001, ha ribadito la necessità dell’istituzione di un Corpo Civile di Pace Europeo (CCPE), con i compiti sopra descritti.
La Comunità Europea deve trovare oggi il modo di rendere credibile, concreto ed efficace, il diritto universale alla sicurezza e alla pace e, quindi, alla prevenzione e trasformazione creativa dei conflitti.
Da anni l’UE sta dibattendo su quale linea prendere nella gestione dei conflitti tra stati. Sulla scia della spinta europeista di David Sassoli che nel 2021 sosteneva: “L’Europa deve riscoprire la sua vocazione e il suo impegno per umanizzare la globalizzazione, sulla base di valori condivisi di giustizia, solidarietà, uguaglianza, dignità della persona”, nel novembre del 2023, in uno scenario mondiale con una serie di guerre senza fine, è stato sottoscritto un Manifesto per “una Europa sicura, forte, costruttrice di Pace”, che cita: “Noi sottoscrittrici e sottoscrittori di questo Manifesto, riteniamo che in questo contesto sia vocazione e responsabilità dell’Unione Europea, come recentemente affermato anche in una risoluzione della Commissione Esteri del PE, promuovere l’ istituzione di un Corpo Civile Europeo di Pace, che riunisca le competenze degli attori istituzionali e non istituzionali in materia di prevenzione dei conflitti, risoluzione e riconciliazione pacifica dei conflitti, al fine di rendere la gestione civile delle crisi dell’UE più credibile, coerente, efficace, flessibile e visibile.” (Comm Esteri PE del 29/11/23).
Si tratta, oggi, di ripartire da qui, ma le premesse ci sono tutte.
Daniela Osculati
[15 febbraio 2026]




