Don Stefano Stimamiglio. direttore di Famiglia Cristiana, nel suo editoriale in occasione della Pasqua, ha sottolineato il rischio che “l’uomo non si percepisca più come custode del creato ma come padrone assoluto e quando ci si sente padroni si finisce per sfruttare, consumare, distruggere. È una crisi spirituale prima ancora che ambientale.
La Pasqua che ci apprestiamo a celebrare ha qualcosa di decisivo da dirci di questo dramma perché rovescia proprio la logica perversa del potere”. Pasqua può diventare una sorta di manifesto “politico”, continua don Stefano: “Gesù non salva il mondo dominando, ma donando la vita. Non vince con la forza, ma con l’amore. In un’epoca assegnata dalla violenza e dalla sopraffazione, il messaggio pasquale appare quasi scandaloso. La vera forza è quella che si fa servizio. La vera vittoria è quella che genera vita e che abbassa le armi.”
Pasqua è un invito alla rinascita, un passaggio dalla morte alla vita, una vita nuova.
È il messaggio religioso del cristianesimo che si radica però nell’eterno ciclo delle stagioni, con la rinascita che la primavera propone dopo il rigore del freddi invernali. Ma anche questi ritmi sono messi in discussione dal cambiamento climatico innescato dalla voracità predatoria dell’uomo.
Fa male vedere in questi giorni i luoghi santi che videro la passione, morte e resurrezione di Gesù ostaggio della violenza e della guerra. Ma la speranza, ci suggeriscono i riti di questi giorni, non scompare ed è affidata alla nostra buona volontà.
Ciascuno di noi può provare a custodire relazioni nuove con gli altri, ma sarà poi compito di tutti provare a trasformarli in nuovi stili di vita comune e di convivenza sociale con gli altri.
È quello che dovrebbe provare a costruire la politica, diventata oggi luogo di scontro e conflitti, ma chiamata, se vuole non tradire se stessa, a costruire ponti e ad aprire cammini.
Mi piace allora ricordare le parole di Papa Francesco durante la benedizione urbi et orbi della scorsa Pasqua, poche ore prima della sua morte.
«Quanta volontà di morte vediamo ogni giorno nei tanti conflitti che interessano diverse parti del mondo». Quanta violenza vediamo spesso anche nelle famiglie, nei confronti delle donne o dei bambini. Quanto disprezzo si nutre a volte verso i più deboli, gli emarginati, i migranti. In questo giorno vorrei che tornassimo a sperare, ad avere fiducia negli altri, anche in chi non ci è vicino o proviene da terre lontane, con usi, modi di vivere, idee e costumi diversi da quelli a noi più familiari, poiché siamo tutti figli di Dio. Vorrei che tornassimo a sperare che la pace è possibile».
Sia questo l’augurio che ci affidiamo a vicenda per l’ormai prossima Pasqua.
Fabio Pizzul
[3 aprile 2026]




