Nato a Bra il 22 giugno 1949, a Bra è morto il 21 maggio 2026. Nel mezzo, Carlo Petrini (per tutti semplicemente: Carlìn) ha girato il mondo, fedele a una massima che oggi ne accompagna l’immagine sorridente nei siti ufficiali delle sue “creature” come Slow Food e Terra Madre: «Chi semina utopia raccoglie realtà». È stato tante cose insieme. Studi di sociologia alle spalle (Università di Trento), Carlìn è stato gastronomo, giornalista, scrittore, promotore di un sistema alimentare impegnato a difendere un cibo «buono, pulito e giusto», capace di armonizzare tradizioni antiche con una giusta dose di modernità, un pizzico di tecnologia (ma non gli Ogm) incluso. Nel 1986 contribuisce a far nascere Arcigola che diventa in seguito Slow Food Italia. Dieci anni dopo, nel 1996, grazie anche al suo impulso si svolge la prima edizione del Salone del Gusto. Tempo qualche anno ancora ed ecco, dal 2004, Terra Madre, meeting mondiale delle Comunità del cibo, che raccolgono contadini, pescatori e allevatori sparsi in tutti continenti. E proprio l’esordio di Terra Madre affina ed esalta i talenti di Carlìn, capace di far lavorare insieme, contagiandoli col suo entusiasmo, il centro-sinistra (il sindaco di Torino era allora Sergio Chiamparino, ex comunista come lui) e il centro-destra (in quel momento, presidente della Giunta regionale era Enzo Ghigo, di Forza Italia). Non solo. Il suo impegno a difesa dei diritti di chi è all’inizio della lunga filiera agroalimentare e rischia costantemente di rimetterci unitamente alla sua attenzione all’ambiente, lo portano ad essere testimone credibile dell’«ecologia integrale» ben prima di papa Francesco. Crescono così simpatia, dialogo e iniziative comuni con il mondo cattolico. Nel 2007 Famiglia Cristiana lo segue in Messico e gli dedica una copertina. Nel 2008 il settimanale cattolico organizza un dialogo tra Enzo Bianchi e lui, il monaco e l’uomo dei campi. Ragionano di agricoltura, di carni, verdure e vino, di qualità e di gusto, ma anche di giustizia e di spiritualità: «Il cibo è relazione. Bisogna rispettare la natura e l’uomo che la lavora». Nel maggio 2015 esce la lettera enciclica Laudato si’ sulla cura della casa comune firmata da Jorge Mario Bergoglio. Un’edizione dell’importante documento esce con la prefazione di Carlo Petrini. E nasce un’amicizia col Papa che nel 2019 lo invita al Sinodo sull’Amazzonia, lui, «agnostico pio» (così lo punzecchiava il pontefice argentino), dichiaratamente non credente, ma con il confessato rispetto per la profonda fede di sua madre, Maria, e per l’opera umana ed evangelica verso i poveri della San Vincenzo di Bra, che ha sempre ammirato. Con monsignor Domenico Pompili (ora vescovo di Verona) Petrini crea le Comunità Laudato si’ per rompere il dogma blasfemo del “profitto su tutto” e costruire dal basso un nuovo umanesimo. In eredità, Petrini lascia la capacità di mobilitare le persone a partire da un’idea. Terra Madre è forse il simbolo più evidente: un progetto che ha riunito e continua a riunire (prossimo appuntamento a Torino, dal 24 al 27 settembre 2026) migliaia di contadini, pescatori e pastori da tutto il mondo. Ma ci consegna anche la capacità di far dialogare mondi diversi, dalla cultura alla politica, dalla scienza alla vita quotidiana, alle religioni. E soprattutto, siamo daccapo, ci affida il sogno, inteso come forza concreta di cambiamento. Senza trascurare la scommessa di intrecciare sapori e saperi che lo ha portato a fondare l’Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo, una frazione di Bra, in provincia di Cuneo. Lì, filosofia del cibo, comunità di produttori (concepite come tradizioni, tecniche e diritti da tutelare) e alta cucina assumono spessore accademico consegnando alle nuove generazioni un futuro possibile.
[22 maggio 2026]




