Che ne facciamo di papa Francesco?

Attivare processi, non occupare posti Questo un grande insegnamento di Bergoglio,  papa riformatore. Ma che ne facciamo dei processi che ha avviato? Papa Leone XIV sembra muoversi in parte sulla scia di Bergoglio. Ci sono aspetti profetici da rilanciare con maggiore decisione? Permangono sicuramente contraddizioni, criticità, incertezze da superare.

A un anno dalla morte occorre riattivare il messaggio di papa Francesco per attraversare le porte che ha avuto il coraggio di aprire. Non ci serve per farne un santino ma per la continuità  in Leone di una Chiesa sempre “reformanda”. Le domande che Francesco ha posto sono ancora vive. Oggi possiamo rispondere superando inquietudini, eccessi e resistenze.

” Papa Francesco desiderava aprire le porte della Chiesa, perché tutti si sentissero benvenuti “. ( Card. Thimoty Radcliffe)

Un anno è insufficiente per tracciare un profilo storico del pontificato di Francesco. Si può solo fare qualche considerazione sul suo collegamento con il cattolicesimo sociale, con il personalismo e l’attualità ecclesiale.

Continuità o discontinuità nel magistero di Leone XIV? Alcuni vorrebbero archiviare Bergoglio come una parentesi estemporanea. Molti vorrebbero  evitare di imbalsamare Francesco per rilanciare invece gli aspetti profetici nonostante incertezze e contraddizioni in dodici anni di pontificato. In ogni caso bisogna evitare di mitizzare, canonizzare anzitempo e disattivare la profetica poliedricità di un cristiano  autentico. Si può dire, usando le parole di Bergoglio: ” Capita spesso di vivere il cambiamento limitandosi a indossare un nuovo vestito,  e poi rimanere in realtà  come si era prima…..L’ atteggiamento sano è  piuttosto quello di lasciarsi  interrogare dalle sfide del tempo presente  e di coglierle con le virtù  del discernimento,  della parresia, della hypomone’.”( Curia romana, 19 dicembre 2019)

Il pontificato  di Francesco è parte integrante di un cambiamento epocale. Egli ha avviato un processo riformatore che porterà  frutti nei prossimi anni e decenni. Sinodalita’, centralità  degli ultimi, degli scartati, nuovo ruolo delle donne nella Chiesa, antievangelita’ della pena di morte, priorità della pace, parresia sono i temi del cambiamento. Mutano anche i linguaggi. I gesti di Francesco rappresentano  un vero magistero. L’abbraccio, il toccare, il protendersi del corpo del pontefice verso gli emarginati, imitando Gesù nei Vangeli, annunciano la vicinanza, la Misericorfia di Dio. Sul piano del pensiero  è  possibile vedere una continuità con l’ umanesimo integrale di Maritain. L’ecologia integrale ne è infatti  una forma di attualizzazione. Dalla cura della “città  fraterna” si passa a quella per la “casa comune”. Il pensiero poliedrico e complesso di Francesco cambia inoltre le dinamiche ecclesiali ed il modo di stare nel mondo. Sulle relazioni  familiari, sociali, di genere si registra un impatto del pontificato, soprattutto con  Amoris laetitia. Si tende all’integrazione comunitaria delle situazioni affettive reali.

Non mancano i limiti del pontificato con scelte umorali, parole fuori luogo, atteggiamenti poco sinodali e riforme incomplete, soprattutto per la questione femminile. Si aspettava un ipotetico continuatore delle riforme, ma anche pacificatore delle tensioni interne alla Chiesa, dopo lo scombussolamento bergogliano. Sembra essere il profilo di papa Leone XIV. La feconda inquietudine di Francesco merita tuttavia di essere riattivata. Non si tratta di un sistema dottrinale ma di un insieme di processi attivati che hanno impresso una direzione precisa alla Chiesa. La sinodalita è  sicuramente la madre di tutte le riforme di papa Francesco, accanto a ecologia integrale, misericordia, fraternità universale e gioia. Il suo è stato un umanesimo sociale che ha fatto della fragilità magistero nell’epoca della grande trasformazione.

Silvio Minnetti

[4 luglio 2026]

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