Sia pure “intempestiva” la campagna elettorale di fatto è cominciata, con tutte le conseguenze del caso. Propaganda a buon mercato e impegni di spesa incompatibili col bilancio dello Stato, naturalmente nell’interesse di “famiglie e imprese”. Con buona pace del prof. Cottarelli, che invita inascoltato a indicare le coperture finanziarie di ogni intervento annunciato e con la probabile disperazione del ministro Giorgetti alle prese con una legge di bilancio che i suoi danti causa vorranno irrealisticamente generosa ma che in realtà di margini numerici ne avrà ben pochi, per non dire nessuno.
Ma il punto principale non è questo, o non è solo questo. La Destra al governo nelle ultime settimane – complici alcuni casi di cronaca – ha rispolverato e rilanciato un suo grande classico, quello della “sicurezza”, che da qualche lustro viene associato anche al tema dell’immigrazione, definita in ogni caso “clandestina”.
Come si ricorderà, negli anni Dieci fu il leitmotiv grazie al quale Matteo Salvini riuscì a far uscire la Lega Nord dalla crisi nella quale era precipitata a causa di qualche scandalo di troppo e addirittura a proiettarla verso un risultato elettorale clamoroso alle Europee del 2019. Anche Giorgia Meloni deve parte della sua ascesa al medesimo tema, affrontato ipotizzando improbabili “blocchi navali” e quant’altro come fossimo stati alle prese con una invasione di massa organizzata.
Funzionò, e non si vede perché non dovrebbe funzionare ancora. L’irrazionale paura alimentata con grasse e anche ignobili campagne mediatiche veicolate facilmente dai social, dove la cattiveria impera e comanda, condurrà anche questa volta larghe fette di elettorato a condividere tesi improponibili ma ora ancor più di ieri – fra fake news, creazioni fasulle generate con l’IA, disinformatia diffusa ad arte– potenzialmente insuperabili.
Anche se dover registrare un simile abbassamento del livello medio di comprensione della realtà è alquanto deprimente occorre prenderne atto e cercare di adottare le più opportune contromisure. A maggior ragione ove si consideri che il tema migratorio è un asset di grande impatto della nuova Destra reazionaria guidata dall’America trumpiana. Addirittura la causa dell’inevitabile decadenza europea, come è venuto a dirci JD Vance nel suo terribile discorso antieuropeista di Berlino un anno e mezzo fa. E l’impegno – anche finanziario oltre che tecnologico – per divulgare il verbo maghiano nel nostro continente è evidente, come dimostra anche l’episodio di Ceuta contro la Spagna di Sanchez (nemico giurato di Trump), che senza il consenso attivo del Re del Marocco mai avrebbe obiettivamente potuto verificarsi.
Dunque se davvero si vuole porre un argine a una narrazione largamente fasulla e fuorviante, oltre che offensiva della dignità umana, bisogna saperla mutare attraverso una diversa gestione di un problema – quello delle migrazioni – che ha sempre caratterizzato la storia dell’umanità ma che si annuncia dominante nei prossimi decenni a causa di varie motivazioni, la prima delle quali è, già oggi, il riscaldamento globale dei mari e delle terre emerse.
Bisogna, appunto, poter governare. Che significa, in un sistema democratico, vincere le elezioni e avere una maggioranza parlamentare coesa, almeno sui punti preminenti dell’agenda politica di quel determinato periodo storico.
Il punto, allora, è riuscire a conquistare il consenso di quanti non sono automaticamente dalla parte della Destra su un punto come questo delle migrazioni. Persone – e sono senz’altro molte – che non chiudono occhi e cuore di fronte ai morti affogati in mare e al dramma di tanti esseri umani. Credenti che non possono rimanere insensibili rispetto alle potenti e inequivocabili parole del Santo Padre e non credenti o moderatamente credenti che parimenti ne percepiscono e condividono l’umano significato di giustizia e pace. Ma che al tempo stesso si pongono il tema di come poter realisticamente gestire non come una perenne emergenza securitaria quella che comunque è una problematica che si interseca con la vita quotidiana di un paese (il lavoro, l’alloggio, l’emarginazione che genera frustrazioni e anche delinquenza, eccetera).
Per convincere queste persone l’atteggiamento assunto classicamente dalla Sinistra non è sufficiente, anzi in una qualche misura è persino deleterio. L’atteggiamento di chi si sente (e lo fa pesare) superiore moralmente, in quanto sempre dalla parte dei poveri e della giustizia e diverso dalla generale disumanità dei politici (e quindi anche dei loro elettori) di destra. Per carità, è pure vero. Ma per ottenere credibilità e consenso bisogna cercare di comprendere le ragioni reali di quell’inquietudine che pervade non a caso per primi quei ceti popolari cui proprio la Sinistra dovrebbe costitutivamente rivolgersi; e così pure la razionalità con la quale molti sostengono l’insuperabile obbligo di aiuto e al tempo stesso l’oggettiva impossibilità di un’accoglienza totale, per di più non supportata da strutture e mezzi economici sufficienti per facilitare quell’integrazione positiva e duratura che è assolutamente indispensabile.
Bene, queste persone possono fare la differenza, elettoralmente parlando. Molte fra queste sono politicamente “di centro”, Non affini a una Destra sempre più radicale ma poco inclini a ritrovarsi negli schemi mentali della Sinistra, men che meno di quella massimalista. Questo è uno spazio elettorale che è bene si sviluppi, col quale poi interloquire o anche partecipandovi direttamente. Con buone possibilità di intesa, sul tema delle migrazioni ma non solo (a cominciare dalla politica estera, da quella di difesa, da quella europea: altri temi assolutamente decisivi).
Certo, è uno spazio cui ambiva programmaticamente il Pd delle origini ma che il Pd attuale ha eliminato dalla sua nuova costituency. A maggior ragione chi in quel Pd aveva creduto, quello spazio non può e non deve demonizzarlo ma piuttosto favorirlo, al contrario di quanto qualcuno a sinistra fa costantemente. È uno spazio che può risultare decisivo per sconfiggere un disegno che reca in sé, oltre al resto, anche la distruzione del concetto di unità europea.
Enrico Farinone
[7 agosto 2026]




