I fatti di Ceuta del 30 e 31 luglio e dei giorni successivi inducono a una riflessione sull’immediato futuro dell’Unione Europea, ormai sull’orlo dell’implosione. Il che spinge a una iniziativa politica coraggiosa. Vediamo.
Sin dalle prime ore degli accadimenti era evidente che l’”invasione” di Ceuta aveva poco a che fare con un problema di immigrazione clandestina. Si trattava di un attacco ibrido ad uno Stato membro dell’Ue, come gli elementi emersi nei giorni successivi hanno confermato. Mettiamo da parte momentaneamente l’autore o gli autori dell’attacco; sta di fatto che anziché far scattare la solidarietà degli altri Stati dell’Unione verso l’aggredito, come prevedono i Trattati (si propone di far entrare nell’Ue l’Ucraina proprio come garanzia per la sua sicurezza), è scattato una aggressione politica al governo del Paese aggredito. Perché? Sin troppo evidente: il governo Sanchez è l’unico esecutivo a guida socialista tra i grandi Paesi europei (certo c’è anche Malta…), in grande difficoltà sul piano interno, dove viene incalzato dalle opposizioni del Pp e di Vox, aderenti al Ppe e ai Conservatori. I governi degli altri Paesi Ue guidati da partiti di questa due famiglie politiche anziché pensare agli interessi dell’Unione, hanno mirato ad aiutare i loro partiti cugini spagnoli nel tentativo di far cadere Sanchez. Sin qui i fatti.
Non meraviglia che a guidare tali governi si sia posta la premier italiana Giorgia Meloni. L’obiettivo politico di Fdi, da quando non è più all’opposizione ma al governo, è di svuotare dall’interno l’Unione europea. Meloni è coerente, non a caso si oppone al superamento dell’unanimità in sede di Consiglio europeo. Ciò che desta preoccupazione è che abbiano condiviso tale strategia Friedrich Merz e la sua Cdu-Cdu, e altri partiti del Ppe, a cominciare da Forza Italia di Antonio Tajani. Anzi proprio il nostro ministro degli Esteri, sin dal 30 luglio, è stato il primo ad attaccare il governo Sanchez, proponendo la chiusura dello spazio Schengen. Nella stessa data, sui social, è Manfred Weber (Csu), capogruppo del Ppe a Strasburgo, a prendere la stessa iniziativa. Dopo 48 ore il Cancelliere Merz ha firmato la lettera promossa da Meloni in cui si chiede la convocazione di un Consiglio dei ministri degli Interni per dare una “risposta europea” al problema dell’immigrazione irregolare.
L’Unione europea da sempre, anzi sin da quando era la Cee, si regge sulla collaborazione istituzionale tra Ppe e Pse. L’attacco di Merz e di tutto il Ppe all’unico governo socialista di un grande Paese europeo, avrà conseguenze pesanti su questa collaborazione. E’ prevedibile, vista anche la ferma presa di posizione a sostegno di Sanchez da parte dei vertici del Pse. In questa legislatura europea il Ppe ha già votato alcune volte con i Conservatori: è accaduto sui temi dell’immigrazione e dell’ambiente. Qui si è compiuto un passo più pesante.
Che fare dunque? Adagiarsi sulla torsione del Ppe, sul declino del Pse e attendere la fine dell’Europa sognata da De Gasperi, Spinelli, Schuman, Spack e Monet? Chi non si rassegna non può non prendere una iniziativa politica per far nascere almeno dei grandi Paesi fondatori dell’Europa una rete di soggetti politici federalisti, che mantengano vivo il progetto. In Germania il Compass Mitte, si muove all’interno della Cdu, in altri Paesi c’è fermento dentro e fuori i partiti tradizionali. E’ il momento di agire anche in Italia.
Giovanni Innamorati
[4 agosto 2026]




