Sconfiggere la povertà, una priorità per l’Italia

Si parla di programma, ma sarebbe ora di iniziare a mettere in ordine le priorità e confezionare una proposta organica al paese.

Alcuni mesi fa a Modena, mentre onoravamo Ermanno Gorrieri, avevo proposto che il primo punto del programma del centro sinistra fosse: sconfiggere la Povertà. Gorrieri diceva che “la povertà altro non è che l’aspetto più grave e intollerabile di un fenomeno più grande che è la disuguaglianza”. Se il centro sinistra ha una ragione di esistere questa è proprio la lotta alla disuguaglianza. Sconfiggere la povertà è anche il primo degli obiettivi di sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite nell’agenda 2030. Non è quindi un obiettivo semplicemente etico-morale, ma soprattutto un obiettivo politico, nel senso che crea le condizioni per una vita sicura e serena per tutti. Come ha scritto Leonardo Becchetti, ”una società di mercato funziona meglio, non peggio, quando nessuno è costretto a giocare la partita partendo dal fondo di un precipizio.” I dati ci dicono che oltre 2,2 milioni di famiglie, l’8,4% del totale,vivono in povertà assoluta. Gli individui coinvolti sono circa 5,7 milioni, pari al 9,8% della popolazione. Un italiano su dieci, di fatto, non riesce a sostenere la spesa minima necessaria per una vita dignitosa.

L’Italia è diventata poi un paese strutturalmente sfavorevole per le famiglie giovani con figli. Nel 2024/25 la povertà assoluta dei minori ha raggiunto il valore più alto dal 2014: oltre 1,29 milioni di bambini e ragazzi vivono in famiglie povere. La nascita di un figlio incrementa significativamente il rischio di povertà, molto più che nella media europea. Questo significa che la povertà non è solo una condizione presente, ma un fattore che compromette il futuro, incidendo su istruzione, salute e opportunità di mobilità sociale. Le politiche messe in campo non stanno riducendo la povertà, ma al massimo ne contengono l’espansione. Avere un lavoro non è più una garanzia contro la povertà, visti i pessimi salari.

Dobbiamo comprendere che la povertà in Italia non è un fenomeno residuale né transitorio, ma una condizione strutturale, stratificata e relazionale, che si riproduce nel tempo. Contrastarla richiede non solo risorse economiche, ma un approccio multidimensionale .

Uno dei problemi dei poveri è che non solo il problema della povertà non viene affrontato, ma che la loro voce non arriva, perché un povero di solito non è nemmeno in grado di articolare bene la sua richiesta di bisogno. Questa voce bisogna che arrivi nei palazzi e forse Comunità Democratica può diventare un mezzo per amplificare questa voce. Non solo per fare aprire gli occhi davanti alla realtà, ma per sollecitare alle soluzioni che ci sono. Per dire che la priorità della politica è intanto di occuparsi di questi milioni di persone.

Il riformismo cristiano non è un’area di moderazione. E’, al contrario, l’espressione di una insoddisfazione profonda per lo stato delle cose, che non si appaga però della protesta o dell’indignazione, ma accetta la sfida del governo dei problemi. Vanno cercate soluzioni insieme a chi, come l’Alleanza contro la Povertà, lavora da anni a valutare gli esiti delle differenti misure messe in campo. Decine di associazioni ci dicono una cosa precisa: le leggi attuali non funzionano. Nel mio primo anno da ministro sperimentammo il sostegno all’inclusione attiva (SIA), ma avevamo pochissimi mezzi. Poi abbiamo fatto il reddito di inclusione (REI), più avanzato ma con risorse insufficienti, poi il Reddito di Cittadinanza, con risorse giuste ma problemi associati. Infine l’attuale Assegno di Inclusione, che mostra molti limiti.

L’esperienza permette ora di lavorare a proposte efficaci. Va fatto subito.

Chi nasce povero oggi rischia, senza un aiuto efficace, di rimanere imprigionato nella sua condizione per sempre. La concentrazione della ricchezza è un treno che sta andando ai 350 all’ora, e sta arrivando sulle nostre società, le sta demolendo, sta demolendo l’ascensore sociale, sta demolendo il principio della ridistribuzione della ricchezza. Un treno che ci sta arrivando addosso visto che il 41% di tutta la ricchezza creata dal 2000 è andata all’1% più ricco della popolazione mondiale. Alla metà più povera dell’umanità è andato appena l’1%. Così, mentre alcune fortune individuali si misurano in centinaia di miliardi, dall’altra parte 2,3 miliardi di persone, una persona su quattro, saltano regolarmente i pasti. C’è necessità quindi di una iniziativa politica forte che rimetta al centro questo tema. Era d’abitudine nelle case cristiane della chiesa delle origini, avere un giaciglio, un pezzetto di candela e un po’ di pane secco, nel caso Gesù avesse bussato alla porta: vale a dire, se qualcuno senza un tetto sopra la testa fosse arrivato, tu lo avresti accolto e ti saresti preso cura di lui. Questo tipo di comportamento era radicalmente contrario a tutto quanto era conosciuto nell’impero romano e, purtroppo, cambiò dopo l’adozione del cristianesimo religione ufficiale dell’impero durante il regno di Costantino agli inizi del IV secolo.

Se la carità individuale è arretrata, almeno non svanisca il senso di giustizia delle istituzioni. L’assegno unico, che è uno degli strumenti più efficaci contro la povertà minorile. dimostra che, volendo, si possono fare riforme strutturali in questo paese. Basta cambiare le priorità ad un agenda troppo distante dal paese reale.

Graziano Delrio

[29 settembre 2026]

1 commenti On Sconfiggere la povertà, una priorità per l’Italia

  • Ringrazio Delrio per aver evidenziato con forza il problema della povertà, soprattutto dei minori. Anche il PD deve assumere maggiormente il compito di ridurre le disuguaglianze!

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