Il caso Garlasco domina da mesi le cronache nazionali, ma passa sopra come un rullo compressore alla dignità delle persone e a ogni regola deontologica del giornalismo.
Lo hanno fatto capire anche i genitori genitori di Chiara Poggi a Verissimo su Canale 5: ”Siamo venuti anche solo per parlare di Chiara proprio perché in questo anno e mezzo di Chiara si è parlato troppo poco”.
I genitori di Chiara Poggi lo hanno spiegato: con la seconda inchiesta è stato “anche peggio della prima”. “La prima inchiesta non ha avuto un circo mediatico. In questo anno e mezzo, cioè tutti i giorni, tutti i giorni, trasmissioni che parlavano di Garlasco, sembrava che in Italia c’era solo Garlasco. Noi non abbiamo mai parlato perché era meglio lasciare fare le cose che devono essere fatte e siamo venuti qui anche solo per parlare di Chiara proprio perché in questo anno e mezzo di Chiara si è parlato troppo poco”.
Hanno tutta la mia solidarietà!
L’ho denunciato più volte.
Un circo mediatico ingiusto, inaccettabile, indegno, che ha travolto il diritto al riserbo di una famiglia provata 19 anni fa da una perdita tragica.
Sono state trasmesse in Tv le intercettazioni dei dialoghi tra i membri della famiglia Poggi, si sono amplificate illazioni, supposizioni e verdetti di assoluzione e colpevolezza anticipati. Si è superato ogni limite di decenza e violato il segreto istruttorio, si è travolto il diritto di chi è indagato a essere considerato innocente fino alla dimostrazione della sua colpevolezza, si sono rivelati o ricostruiti arbitrariamente aspetti della nuova istruttoria in corso. Ma soprattutto si sono dedicate a questo caso ore e ore di programmi dedicati, per mesi e mesi, su reti pubbliche (più grave) e private, con un accanimento anche sui particolari più intimi o scabrosi senza pietà e senza misura.
E nessuno, nè dalla Procura nè dagli organi di vigilanza nè dalla dirigenza televisiva, ha richiamato autorevolmente al rispetto dei principi di correttezza, sobrietà, qualità della informazione, equilibrio tra diritto di informazione e diritto alla privacy.
Solo il consigliere nominato dall’opposizione, Roberto Natale, ha segnalato questo problema ottenendo che l’AGCOM nominasse un comitato sulla spettacolarizzazione dei processi in Tv. Ma ad oggi non è successo niente.
E continuano , anzi si ampliano palinsesti piegati alla logica del sensazionalismo, del voyeurismo e dell’audience noir . Nonchè dei facili incassi per le reti. Una escalation ingorda che ha travolto ogni confine e ogni deontologia professionale, che solletica narcisismi di avvocati ed esperti, giungendo a privare della sua dignità di persona una giovane donna , a cui 19 anni fa e’ stata tolta brutalmente la vita.
Silvia Costa




