L’opinione pubblica pare (dico pare, ma nutro dubbi…) molto presa dall’ascesa di Vannacci, dalla tenuta di una destra meloniana che sembra comunque avere ancora molti consensi, dagli interrogativi sul quartetto Schlein, Conte, Fratoianni, Bonelli. Nel frattempo le piazze si riempiono di persone che dicono di volere manifestare per la casa, per la scuola, per l’affrontabilità della vita quotidiana. Non ho dubbi che molti vogliano esprimersi su quanto corrisponde a ciò di cui sentono il bisogno: la casa, la scuola, una vita senza l’incubo del 23 o del 27 del mese, il lavoro.
Ho però il dubbio che anche i più competenti e avvertiti tra noi siano in grado di intercettare in modo completo i “fiumi carsici” che collegano idealmente queste manifestazioni. E di capire se queste linee sottese siano dello stesso genere o facciano capo a istanze anche diverse, che contingentemente si intrecciano e diventano il fomite della violenza.
Sono sempre e solo provocatori quelli che portano all’incendio del Municipio di Limoges, agli scooter che lasciano i loro segni sul pavimento di una palestra scolastica appena ristrutturata o ai fatti di Torino e di Milano di ieri?
E se sono provocatori, quale regia muove la provocazione?
L’età di chi affronta con violenza le dinamiche di piazza consente di pensare che siano così dipendenti da una regia di provocazione, di qualsiasi segno politico sia o di qualsiasi estrazione nazionale o internazionale sia?
Quanto contano e pesano in queste manifestazioni i moti dell’animo, le leve ideologiche, le alimentazioni esplicite o implicite da parte di movimenti di pensiero, di gruppi politici e sindacali, e che cosa porta alla perdita del controllo delle stesse manifestazioni?
E – qui so di toccare un tasto delicato, perché moltissimi tra noi lavorano quotidianamente per rendere possibile la convivenza tra persone di culture e popoli differenti, e nessuno di noi condivide la “grevitas” di pensieri come quelli della lombardissima Sardone – quanto pesano le agitazioni e i vissuti di giovani nati in Italia da genitori stranieri, o non nati in Italia?
Il fatto che noi rappresentiamo un modo civile, costituzionalmente orientato, antropologicamente attento al dialogo tra persone e popoli, non ci esime dall’impegno di comprendere. Lo possiamo fare senza la rozzezza e la semplificazione di alcuni, ma abbiamo bisogno di tutte le competenze disponibili per capire, accompagnare, risolvere.
Ripeto, penso che la maggior parte delle persone voglia esprimere civilmente i propri bisogni,
ma molte manifestazioni francesi, alcune italiane, finiscono nel mezzo di scontri violentissimi al termine dei quali diventa difficile capire tutte le responsabilità…
Le mie non sono domande da intellettuale (non lo sono) o da studioso. Sono le domande di chi ogni giorno amministra una città non piccola, a 15 chilometri da Milano, gemella di Bergamo per classe demografica. Di chi ogni giorno cura strade marciapiedi e igiene dell’ambiente, ma anche scuola sport cultura e abitazioni e che, ogni giorno, cerca di trovare e garantire i punti di sintesi e di equilibrio necessari per una buona convivenza.
I segnali di questi giorni non sono un problema che chiama in causa solo sindaci prefetti e questori.
Vanno interpretati, capiti, per evitare che, in modi diversi, le avvisaglie di questi giorni diventino fenomeni molto più ampi.
Paolo Pilotto, sindaco di Monza
[18 ottobre 2026]
Immagine tratta dal canale Youtube @localteammilano




