Dietro il nuovo “non passa lo straniero” del pifferaio della rabbia italiana c’è una teoria economica tanto semplice quanto sbagliata: se fermiamo gli immigrati o li rimandiamo a casa, smettono di fare concorrenza al ribasso sui salari; le imprese, non trovando più manodopera, sono costrette a pagare di più gli italiani disoccupati o inattivi; e il benessere degli italiani aumenta.
Bella favola. Proviamo ad applicarla alla realtà.
In Italia mancano decine di migliaia tra infermieri e operatori sanitari. Domani impediamo agli stranieri di coprire quei posti. Che cosa succede?
Nella teoria magica, lo Stato aumenta subito i salari nel settore sanitario, incurante degli effetti su bilancio pubblico e debito. Sempre per magia, il disoccupato laureato in filosofia al Sud decide di fare l’infermiere. E ancora per magia entra in reparto il giorno dopo, senza anni di formazione, tirocini, abilitazioni, concorsi e organizzazione del servizio.
Fuori dalla magia, nulla di tutto questo accade. I reparti restano scoperti, le liste d’attesa peggiorano, la qualità dell’assistenza scende, più italiani restano senza cure adeguate. E, nello stesso tempo, a meno stranieri viene concessa l’opportunità di migliorare la propria vita contribuendo al nostro Paese.
Lo stesso ragionamento vale per molti altri settori dove ci sono posti vacanti: assistenza familiare, edilizia, agricoltura, logistica, installazione di pannelli solari, commercio, ristorazione, servizi alla persona.
Se l’obiettivo è alzare i salari, gli strumenti seri esistono. Per esempio un salario minimo nei settori non delocalizzabili, come distribuzione, delivery, vigilanza, assistenza e molti servizi locali. Nei settori esposti alla concorrenza internazionale, invece, la questione è più complessa: se aumenti i costi senza aumentare produttività, innovazione e qualità, perdi contro le imprese estere o spingi le imprese a delocalizzare.
Questa è la realtà. Il resto è propaganda: promettere salari più alti togliendo lavoratori indispensabili, come se ospedali, cantieri, famiglie e imprese potessero funzionare per decreto o per slogan.
Poi, naturalmente, ascoltiamo volentieri la difesa dei sostenitori della teoria grulla della remigrazione “a fin di bene”. Senza pregiudizi: magari c’è sempre qualcosa da imparare.
Postilla: gli esseri umani sono tutti uguali. Ma non per i politici speculatori della rabbia, per i quali quelli che votano valgono più di quelli che non votano.
Leonardo Becchetti
[14 giugno 2026]




