Una Nazionale da… prendere a calci

Il calcio italiano è ancora nella bufera.
Dopo la mancata partecipazione ai Mondiali, la vicenda della scelta del nuovo Commissario Tecnico della Nazionale ha evidenziato in modo ancora più evidente come sia necessaria una sorta di rifondazione dell’intero movimento.
Le qualità tecniche e la competenza di Roberto Mancini non si discutono, ma le modalità con cui è tornato a sedersi sulla panchina azzurra fanno riflettere.
Il presidente della Federcalcio Giovanni Malagò aveva presentato come rivoluzionaria la scelta di affidare alla coppia Maldini Leonardo la rifondazione del settore calcistico di vertice, affermando esplicitamente che era necessario smuovere un mondo che, a cominciare dal centro tecnico di Coverciano, era legato a schemi e abitudini che non sono più al passo con i tempi.
Da lì, però, è stata infilata una serie di figuracce che, nel giro di poche ore, hanno indotto Malagò a tornare sui suoi passi.
Maldini e Leonardo hanno prima detto pubblicamente di voler provare a portare sulla panchina azzurra Carlo Ancelotti e Pep Guardiola e, di fronte al gentile rifiuto dei due, hanno annunciato l’accordo con Andrea Pirlo che, di fatto, è emerso subito (almeno dal punto di vista comunicativo) come un ripiego, di lusso, ma pur sempre un ripiego.
E’ emersa poi la vicenda del legame dell’ex fantasista di Milan, Inter e Juventus con la società di scommesse russa Fonbet di cui Pirlo è dal 2025 “global ambassador”. Una collaborazione professionale legata al suo ruolo di allenatore negli Emirati Arabi Uniti, visto che tra i principali azionisti di Fonbet c’è Sergey Lomakin, oligarca russo e presidente e proprietario dello United FC di cui il campione bresciano è allenatore.
I legami tra il calcio e le società di scommesse non sono certo una novità, ma possibile che nessuno si sia posto il problema di questo vincolo del possibile allenatore della Nazionale italiana?
Maldini e Malagò sembra abbiano negato di essere a conoscenza di questa vicenda professionale di Pirlo, ma questo semmai aggrava ulteriormente la situazione: non si ritiene evidentemente necessario porre attenzione a questi aspetti, forse perché pecunia non olet e non ci si fa troppe domande sulla provenienza dei soldi che devono sostenere la costosissima baracca del calcio.
Ma in Italia ci sono regole precise riguardo la necessità di mantenere separate le sponsorizzazioni sportive dal calcio e questo non è un dettaglio. Anche se, poi, negli ultimi anni le società di scommesse hanno finito per espandere la loro influenza e la loro visibilità, diretta e indiretta. Le regole vengono facilmente aggirate o, almeno, addomesticate, basti pensare che sono 7 i club della serie A di calcio che hanno sponsor legati a società di comunicazione che sono evidentemente legate al mondo delle scommesse. Per dirla tutta, se non ci fosse un enorme giro di scommesse legali il mondo del calcio probabilmente non avrebbe le risorse necessarie per continuare a offrire quello che pomposamente viene definito lo spettacolo più grande del mondo e che appare sempre più un grande affare per pochi. La gestione Infantino della FIFA non fa che spingere in quella direzione, come hanno dimostrato i Mondiali del Nord America e come evidenzia l’ipotesi di un ulteriore business che coinvolgerebbe anche il genero di Donald Trump. L’UEFA, ovvero chi governa il calcio europeo, si dice scandalizzata da questa deriva, ma non mi pare che nel vecchio continente le cose girino poi in maniera così diversa.
Non so come usciremo dalla confusione di questi giorni, ma credo che un paio di cose si possano dire.
La prima è che la rivoluzione annunciata da Malagò è finita ancora prima di cominciare e le logiche di gestione del calcio passano ancora per lo strapotere dei principali club (definiti dallo stesso Malagò il Cda della Federazione) e per abitudini e metodi che sarà difficile scalfire.
La seconda è che il calcio è ormai quasi solo un prodotto da vendere e la dimensione economica rischia di passare sopra a qualsiasi altra logica.
I tifosi hanno dimostrato di essere il vero motore dell’intero movimento calcistico, ma fino a quando sopporteranno una situazione in cui rischiano di essere, alla fine solo i polli da spennare. La passione fa superare ogni ostacolo e delusione, ma siamo sicuri che questa storia possa andare avanti all’infinito.
Mi rimane una domanda: ma Pirlo, non appena designato come CT della Nazionale, non avrebbe potuto rassegnare dimissioni immediate dallo United FC degli Emirati Arabi e troncare così la sua collaborazione con Fonbet, offrendo un chiaro segnale di quali fossero le sue priorità?
Perché questo non è accaduto? Quali equilibri, poi, garantisce Roberto Mancini con il suo ritorno in Nazionale?
Se gli Azzurri torneranno subito a vincere tutti questi dubbi svaniranno.
Rimane la necessità di maggiore trasparenza e linearità nella gestione del calcio italiano.
Malagò è l’uomo giusto per promuoverle? L’esperienza non gli manca: riuscirà a metterla a servizio degli appassionati di calcio che dovrebbero essere i veri azionisti del movimento o dovrà rendere conto ai padroni più o meno occulti del grande business del pallone?

Fabio Pizzul

[29 luglio 2028]

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