<Se volete andare nei luoghi dove è nata la nostra Repubblica venite dove caddero i nostri giovani. Ovunque è morto un italiano per riscattare dignità e libertà, andate lì perché lì è nata la nostra Repubblica>. Sono parole di Pietro Calamandrei.
Guai a noi se, anche con le migliori intenzioni, trasformassimo il 25 aprile in un qualunque anniversario. Non è un appuntamento rituale: le nostre terre, le persone – e soprattutto gli “innocenti assoluti” come li definì Dossetti, di cui facciamo memoria oggi – donne e uomini, anziani e troppi bambini, restano come fari accesi, nella notte della dittatura, dell’oppressione, della cieca violenza nazista e fascista, a illuminare la strada alla democrazia. Abbiamo il dovere di non lasciarci alle spalle dimenticando: abbiamo il dovere di ricordare. Coltivare una una lucida coscienza storica e rendere testimonianza in modo corretto degli eventi.
In questa data è racchiuso l’intero alfabeto democratico della nostra nazione.Qui c’è l’atto di nascita della nostra democrazia, della Repubblica, della Carta Costituzionale. Un linguaggio di uguaglianza e di pace a sua volta nato dalla memoria degli orrori che si generano quando nazioni ed imperi idolatrano la forza e la missione collettiva del proprio popolo (America First, Grande Russia) non sottoponendosi così più alla legge del bene e del male. Negando la realtà dell’opposizione fra il bene ed il male. Certe ripetizioni possono avvenire in condizioni non sempre uguali. Quindi occorre conservare una coscienza non solo lucida, ma vigile, capace di opporsi a ogni inizio di «sistema di male», finché ci sia tempo. Ed ad ogni uso della religione come serva del potere.
Celebriamo la Resistenza per combattere con energia la rinascita del razzismo e del nazionalismo esasperato che furono all’origine della diffusione del nazismo e del fascismo. Non permetteremo più che la nostra identità diventi causa di sofferenza e dolore ad altri popoli. La memoria della Resistenza ci aiuta sconfigger la paura. Quanta paura avranno affrontato e sofferto le persone che ricordiamo il 25 aprile, davanti a una minaccia concreta, palpabile, fisica. Quanto coraggio, quanto spirito di comunità, quanta convinzione. Non erano eroi ma uomini semplici. O meglio erano gli eroi di cui troppo oggi sentiamo la mancanza: persone che nella fatica quotidiana costruivano legami di comunità e sogni collettivi. Confidavano in una verità: il male si rivela, spesso in un arco di tempo breve, stupido e incapace di raggiungere i suoi obiettivi. Tenendo in mano la nostra Costituzione, come luce sicura sul nostro cammino, saremo più forti e capaci di vincere le nostre timidezze, i nostri limiti le grandi difficoltà del tempo presente.
Scriveva Bonhoeffer dal carcere: ”Per chi è responsabile cristianamente la domanda ultima non è “come me la cavo eroicamente in questa situazione” ma: quale potrà essere la vita della generazione che viene? Solo da questa domanda, storicamente responsabile, possono nascere soluzioni feconde”. Ancora grazie a chi a dato la vita perché noi oggi fossimo qui, liberi.
Viva il 25 aprile, viva la Resistenza, viva l’Italia!
Graziano Delrio
[25 aprile 2026]




