Calcio in Italia senza i Mondiali. Un mondo da riformare.

La notizia dell’archiviazione del procedimento relativo al bilancio 2022 della Juventus merita certamente di essere approfondita con attenzione e senza pregiudizi. Il GIP di Roma ha disposto l’archiviazione di un procedimento nato nell’ambito delle indagini sul bilancio 2022, che riguardava ex esponenti aziendali e non direttamente la società.

Al di là delle singole vicende giudiziarie, questa storia evidenzia un problema più ampio: il sistema calcio italiano necessita di una riforma profonda. Il calcio non è soltanto sport o passione popolare; è una vera e propria filiera economica che genera occupazione e ricchezza sui territori.

Attorno alla Serie A lavorano migliaia di persone: addetti alla sicurezza, steward, tecnici televisivi, operatori video, giornalisti, fotografi, truccatori, personale degli stadi, società di servizi, trasporti, turismo e commercio. A ciò si aggiunge l’indotto di bar, ristoranti, pizzerie e attività locali che vivono anche grazie agli eventi sportivi.

Quando emergono opacità, incertezze normative o conflitti tra giustizia ordinaria e sportiva, il danno non colpisce soltanto una società, ma l’intero prodotto calcio italiano. E se il prodotto perde credibilità, perde valore economico, attrattività internazionale e capacità di generare investimenti.

Per questo serve una riflessione seria sulla governance del sistema: dalla FIGC alle federazioni, fino agli organismi di controllo. Servono regole più chiare, controlli efficaci e soprattutto certezza del diritto. Non possiamo permetterci un sistema nel quale vicende che incidono su miliardi di euro di fatturato e migliaia di posti di lavoro vengano percepite come poco trasparenti o gestite in modo contraddittorio.

L’obiettivo non deve essere difendere o accusare una singola squadra, ma rendere il calcio italiano più credibile, più competitivo e più forte dal punto di vista economico e occupazionale. Perché il calcio oggi è anche PIL, lavoro e sviluppo per i nostri territori.
Il fatto che la nazionale, per la terza edizione consecutiva, non partecipi ai Mondiali non è poi così lontano da queste riflessioni.


Non dimentichiamoci, infine, del calcio dilettantistico e giovanile.

Sono nel direttivo della squadra del mio quartiere legata alla parrocchia. Quest’anno siamo arrivati in finale per essere promossi in eccellenza. Abbiamo più di 200 bambini tra attività di base fino ai giovanissimi. Il neo presidente è rimasto sorpreso della realtà sociale del quartiere dove la squadra è un momento di comunità incredibile. Tra ragazzi che non si possono permettere 200 euro di iscrizione all’anno (una delle cifre più basse), ma che facciamo giocare ugualmente, e situazioni borderline familiari. Ma il campo diventa il luogo dell’amicizia e della condivisione.
Una federazione che è solo burocrazia, regole e divieti non aiuta assolutamente queste realtà.
Tutta da riformare.

Davide Lazzari

[8 giugno 2026]

Immagine di freepik

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