Le radici della Costituzione, riflessioni sempre attuali

Abstract: la Costituzione è stata l’atto di nascita della Repubblica, nonché di fede nella democrazia e di ritorno nella comunità internazionale; questi i tratti salienti del discorso tenuto lo scorso 25 giugno 2026 dal presidente della Repubblica in occasione della celebrazione a Montecitorio degli 80 anni della prima seduta dell’Assemblea costituente. Dall’analisi del discorso, possiamo riscoprire i tratti di una “rivoluzione pacifica”, fondativa di un nuovo patto sociale tra gli italiani, che reca l’impronta di uno spirito di trascendenza nell’incontro tra culture politiche diverse.

Il discorso del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, pronunciato il 25 giugno 2026, in occasione dell’80° anniversario dell’apertura dei lavori dell’Assemblea costituente, celebra la centralità della Carta fondamentale quale punto di riferimento insostituibile nella vita democratica del Paese in questa delicata fase storica.

Dal discorso rievocativo del lavoro dei membri dell’Assemblea, composta da 535 uomini e 21 donne, possiamo trarre i passaggi più importanti corredati da un breve commento.

1.“nella Assemblea costituente – in questa Aula, dove si svolsero i suoi lavori…Un passaggio che rappresentò l’atto di nascita del nuovo ordinamento italiano”.

Il primo passaggio del discorso del Presidente flette il ringraziamento a chi prese parte ai lavori dell’Assemblea costituente e veste di sacralità l’inizio, almeno sul piano politico ed istituzionale, della ricostruzione del Paese dopo la rovina della guerra. Da parte cattolica si chiamò non impropriamente quel momento, di Redenzione. Sentimento diffuso, peraltro, anche tra i liberali, considerato che, come disse Vittorio Emanuele Orlando, erede della tradizione liberale, nel discorso della prima seduta dell’Assemblea da lui presieduta, il 25 giugno 1946, “L’Italia non ha ancora finito di essere l’Italia; e come italiani noi abbiamo ancora qualche compito assegnato a noi nella storia del mondo. Noi aspetteremo la nostra rivincita non in forma di una guerra, che ferventemente deprechiamo in nome della civiltà in pericolo, ma poiché ci si vuole distruggere, la nostra rivincita consisterà nella nostra risurrezione, nella quale abbiamo una fede fermissima”.

2.“testimonianza della saggezza e lungimiranza che le madri e i padri della Costituzione seppero esercitare in quella svolta della storia…Concordia e unità, questo il programma della nuova Italia repubblicana, riassunto dal Presidente della ricostruzione, con un atto di fede nella virtù della democrazia. Il secondo atto di fede democratica fu l’Assemblea costituente”.”.

Si tramanda che la Costituzione fu il felice incontro di culture diverse, ma accadde di più e forse di irripetibile, perché fu un’esperienza dello spirito, un atto di fede nella democrazia.

È il problema della radice storica della Costituzione; secondo alcuni essa andrebbe ricercata nel sentimento antifascista, coltivato, peraltro, da minoranze di esuli; per altri rappresenta il frutto della resistenza, inteso più largamente come ritorno dell’Italia nel consesso internazionale. Altra strada, invece, parte dal ripercorrere la storia giuridico parlamentare dell’Atto fondativo, che fu scandita da tre fasi: il lavoro di studio del Ministero della Costituente, retto da Nenni, negli anni 1945-46, l’attività preparatoria svolta dalla Commissione Forti sulla Riorganizzazione dello Stato nel 1945 e, quindi, la redazione finale del testo, previa ampia discussione, da parte della Costituente, eletta il 2 giugno 1946, che, con il coevo referendum, sanciva la vittoria della Repubblica sulla Monarchia. Tre momenti vissuti nello stesso clima di collaborazione fattiva, giustamente colto da Giuseppe Dossetti, il quale affermò che la radice della Costituzione “più che dal confronto-incontro di tre ideologie datate, essa porta l’impronta di uno spirito universalee in certo modo transtemporale”.

La genesi della Costituzione, quindi, risiede nella presenza di una coscienza unitaria come dimostrano simbolicamente le firme apposte alla promulgazione del testo il 27 dicembre 1947 del liberale Enrico De Nicola, di Umberto Terracini, uno dei fondatori del Partito Comunista Italiano e del cattolico Alcide De Gasperi. La radice dell’Atto fondativo della Repubblica assurge, quindi, a momento di trascendenza, resa oltremodo emblematica dalla rappresentazione di un consenso comune, espresso, d’altronde, in toni moderati ed equi.

Per quanto esposto, dunque, non appare azzardato individuare, al di là delle spiegazioni storiche e geopolitiche, un’origine spirituale a base della Costituzione.

3.“Gli equilibri fra potenze tracciati nella prima metà del Novecento, con i loro riti, volgevano al termine. Si affermavano spinte verso nuovi assetti internazionali più efficaci”.

Il nuovo assetto segna la fine della conflittualità perenne tra le potenze caratterizzata dalla gestione dei rapporti di forza basati sul principio delle sfere d’influenza (oggi, purtroppo, riemergente), si afferma il diritto internazionale, nonché, con la Ceca (Comunità Europea Carbone e Acciaio), si pongono le basi per l’Unione europea. Pare, sotto tale profilo, quasi profetico della contemporaneità l’intervento di Umberto Tupini alla seduta dell’assembla del 3 dicembre 1946, quando, nel dichiararsi “favorevole all’idea degli Stati Uniti d’Europa, ritiene opportuno esprimere fin d’ora il concetto della collaborazione tra le nazioni, affermando così un principio originale che non è compreso in nessuna delle Costituzioni moderne”.

I costituenti, infatti, già avevano capito dagli esiti infausti del nazionalismo ideologico e bellicista, che occorreva creare un sistema di potere che apriva alla limitazione della sovranità. Il principio originale della nostra Costituzione è, appunto, l’autolimitazione della sovranità, la contrarietà, invero, ad ogni sovranismo o populismo nazionalista, nonché il carattere recessivo dell’interesse nazionale rispetto al superiore interesse della comunità internazionale (ONU) ed europea (UE) organizzate; asserire il contrario significa tradire il principio fondamentale: “cercare di mettere la guerra fuori legge”, come ebbe a chiosare Palmiro Togliatti a riprova della menzionata coscienza comune d’intenti. Il Trattato di pace di Parigi del 1947 trova, dunque, già la consacrazione negli articoli 10 (principio consuetudinario del rispetto del diritto internazionale, pacta sunt servanda) e 11 (principi di pacifismo giuridico e di internazionalismo degli ordinamenti) della Costituzione.

4. “Una rivoluzione pacifica…una assemblea per il patto costituzionale tra gli italiani; un nuovo Stato per l’Italia unita”.

La Costituzione è presentata al popolo, non tanto come un testo di legge, bensì come il patto sociale tra gli italiani. E qui sta la fortuna della definizione ed anche il germe del pericolo. La società oggi è cambiata, sono mutati i costumi e i valori. Nasce da qui il problema delle riforme costituzionali. La Corte costituzionale ha sempre affermato l’inviolabilità dei principi fondamentali della Carta. Senonché non sempre è separabile il principio (ad esempio, art. 5 sull’unità della Repubblica) dalla sua attuazione (art. 117 sui rapporti tra Stato e Regioni). Il tema sotteso comunque è un altro e più insidioso, e riguarda quella che Dossetti definì la mitologia sostituiva, ovvero la sostituzione dei valori costituzionali con miti anticostituzionali; quali, come si è detto e si aggiunga, la democrazia diretta, il populismo sovranista, la delegittimazione della magistratura, il presidenzialismo, l’accentramento dei poteri, il leaderismo, una comunicazione politica dialogante con gli impulsi e l’emotività del popolo. Mai come nell’ora attuale il tessuto sociale slabbrato rischia la deriva verso i falsi dèi della forza e della protervia.

5. Un immenso lavoro ricostruttivo abbiamo davanti a noi. La salita è faticosa. Diamoci la mano, uomini di buona volontà: comunque sia stato il vostro e il nostro voto, perché, altrimenti, senza questo sforzo comune, non riusciremo. Ma riusciremo: ho fede che il popolo italiano ha già nel cuore questo fermo proposito”.

Particolarmente toccante è il passo del discorso sopra riportato, nel quale il Presidente Mattarella cita la frase di De Gasperi. Invito alla fatica quantomai attuale, perché ogni generazione ha bisogno di redenzione e di ricostruzione, morale, economica e sociale.

Avvertiamo, nondimeno nel caos presente anche il limite del diritto, l’incapacità di costruire nuovi modelli istituzionali interni e internazionali, come altrimenti seppero fare Aldo Moro, Costantino Mortati e Giorio La Pira. Si potrebbe dire che ciò che manca oggi è il pensiero (ed è vero), ma ancora di più – e non solo nella classe politica – manca la fede, ovvero il senso felice del proprio destino.

6. “Per la prima volta nella storia della nazione le donne partecipano appieno alla vita politica”.

Appaiono sempre dense di significato le parole di Mounier secondo il quale “Se c’è nell’universo umano un principio femminile, complementare o antagonista di quello maschile, è necessaria ancora una lunga esperienza perché esso sia liberato dalle sue sovrastrutture storiche”.

L’emancipazione femminile iniziata nella Costituente è sfida alla rimozione delle discriminazioni basate su una cultura tradizionalistica. Non tutto anche se molto è stato fatto per garantire le pari opportunità; permane, tuttavia, la lotta contro la disparità salariale e restano da implementare strumenti giuridici ed amministrativi per favorire la conciliazione tra vita familiare e lavorativa, non solo, peraltro, riguardanti solo la donna.

7. “oltre, naturalmente, alla materia costituzionale, alla Costituente veniva demandata la approvazione delle leggi elettorali”.

La scelta del sistema elettorale proporzionale fu una scelta di pacificazione, una felice via di mezzo, che seppe evitare la guerra civile che lievitava nei peana rivoluzionari del “metodo russo” invocato da Togliatti come, altresì, del “vento del Nord” di Nenni, che prevedeva l’attribuzione di tutti i poteri al Comitato di liberazione nazionale dell’Alta Italia (Clnai). La legge elettorale è il compito assegnato al Parlamento, in quanto argine contro i pericoli della democrazia, sempre presenti in varie forme, quali, come sopra ricordato, il partito unico, il populismo plebiscitario, l’oligarchia dei pochi, la repubblica dittatoriale. In tale ottica, il proposito in discussione di una nuova legge elettorale per le elezioni del 2027, con premio di maggioranza, rappresenterà il termometro della maturità dell’attuale classe politica; vedremo se il Parlamento, almeno al Senato, sarà tenere fede alla volontà dei padri costituenti di riservare ad esso l’esame e l’approvazione della proposta di legge.

8. “Giuseppe Saragat – futuro quinto Presidente della Repubblica – eletto Presidente della Assemblea, si riferisce alla propria generazione, quella intermedia, ai giovani che, nel 1922, “hanno raccolto con le loro deboli forze, ma con una fede stimolata dall’esempio dei loro padri, la fiaccola della libertà e della giustizia. ‘Molti giovani ne sono stati arsi ed è per questo che pochi sono i superstiti: tutti ne sono stati illuminati”. E rivolgendosi ai Costituenti aggiunge: “a voi tocca dare un volto alla Repubblica, un’anima alla democrazia, una voce eloquente alla libertà”.

Di nuovo il riferimento alla fede, questa volta da parte di un laico. Al riguardo, è da ricordare a dimostrazione della fede comune nel costruire un nuovo ordinamento che, durante la Resistenza i futuri padri costituenti erano legati da profonda amicizia, a prescindere dal credo politico, tanto che erano soliti incontrarsi a Roma nella casa via Cernaia, 14, messa a disposizione da mons. Barbieri. Lì personalità come De Gasperi, Ruini, Gronchi, Amendola, Nenni e lo stesso Saragat stilarono il programma della ricostruzione. Tutti erano concentrati nel cercare un terreno comune su cui edificare il nuovo Stato, erano particolarmente coscienti della realtà e della necessità pratica di agire, mettendo da parte diversità caratteriali e differenze ideologiche; erano, cioè, più esperti dell’arte della possibilità, che è il fulcro della politica. Un monito ed un invito per il governo di ogni tempo, che il Presidente Mattarella ha voluto sottolineare nella conclusione del discorso, salutando i parlamentari di Camera e Senato in seduta congiunta con l’esclamazione “Viva la Repubblica. Viva la Costituzione”.

Fabrizio Urbani Neri

[22 luglio 2026]

Lascia un commento:

(Compila i campi richiesti. Il tuo contributo verrà analizzato e pubblicato. L’indirizzo email, essendo riservato, non sarà visibile; il sito web non è obbligatorio)