Dichiara di avere a cuore la sicurezza, ma è convinta che questa non si ottenga con le armi. Dunque indica un’altra strada, lontana da caserme, poligoni di tiro, arsenali. “Un’altra difesa è possibile”, la Campagna promossa dalla Conferenza nazionale degli enti di servizio civile (Cnesc), dalla Rete Italiana Pace Disarmo e da Sbilanciamoci!, ha messo a punto una proposta di legge d’iniziativa popolare che punta a creare nel nostro Paese un “Dipartimento della difesa civile, non armata e nonviolenta”. Il testo è stato depositato presso la Corte di Cassazione il 16 marzo 2026. Perché possa essere esaminata dal Parlamento, la proposta di legge dev’essere esplicitamente appoggiata, entro il 18 settembre, da almeno 50 mila cittadine e cittadini. Si firma online. Occorre cliccare sul sito del ministero della Giustizia https://firmereferendum.giustizia.it/referendum/open/dettaglio-open/6100008. Al 7 settembre le firme raccolte risultavano essere 30 mila. Il testo è composto da cinque articoli in tutto. La proposta (per tutti i dettagli si veda https://www.difesacivilenonviolenta.org/) istituisce presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri un Dipartimento dedicato alla difesa civile, non armata e nonviolenta, riconosciuta quale componente a pieno titolo del sistema nazionale di difesa e di sicurezza della Repubblica (in attuazione degli articoli 2, 11 e 52 della Costituzione). L’articolo 1 precisa che la difesa civile, non armata e nonviolenta va intesa «come insieme di strumenti e attività di prevenzione, protezione e gestione non armata dei conflitti, complementare alle forme di difesa militare e finalizzata alla tutela delle persone, delle comunità e delle istituzioni democratiche». Il perimetro giuridico-concettuale è quello tracciato dalla sentenza della Corte costituzionale numero 164 del 1985 che ha riconosciuto l’esistenza di forme “civili” di difesa della Patria. Il Dipartimento andrebbe a coordinare i Corpi civili di pace, un Istituto di ricerca per la pace e il disarmo operando in sinergia con il sistema della Protezione civile e del Servizio civile universale. L’originale Dipartimento dovrebbe essere finanziato attraverso un Fondo nazionale alimentato dalla legge di bilancio e da uno strumento fiscale innovativo, di grande valore simbolico: la facoltà, per ogni contribuente, di destinare il 6 per mille del proprio gettito Irpef al Fondo stesso, senza alcun onere aggiuntivo. Tra coloro che hanno già aderito figurano giornalisti come Gad Lerner, Marco Damilano, Nico Piro (Rai) e Lucia Capuzzi (Avvenire), artisti come Vinicio Capossela ed Alessandro Bergonzoni, il fisico e saggista Carlo Rovelli, esponenti di spicco del mondo dell’impegno e del volontariato come don Luigi Ciotti, Emiliano Manfredonia, presidente nazionale delle Acli, e Cecilia Strada. Appoggiano esplicitamente l’iniziativa anche l’Agesci, l’Associazione Comunità papa Giovanni XXIII, la Caritas italiana, il Gruppo Abele, il Movimento dei focolari e la Federazione degli organismi di volontariato internazionale di ispirazione cristiana (Focsiv). L’iniziativa ha animato il dibattito estivo. Il presidente di Pax Christi Italia, monsignor Giovanni Ricchiuti, ha sollecitato l’adesione di Elly Schlein: l’ha fatto all’interno di una lettera aperta a lei indirizzata, pubblicata dal quotidiano Avvenire il 22 agosto scorso, a 50 anni da quella scritta ad Enrico Berlinguer dall’allora vescovo di Ivrea, monsignor Luigi Bettazzi. «Se non l’ha già fatto, firmi», ha detto monsignor Ricchiuti, spiegando che quell’adesione era ed è «un gesto concreto per mostrare che la nonviolenza può diventare istituzione, programma e scelta di governo». Nella sua risposta, uscita su Avvenire il 4 settembre, il segretario del Pd Elly Schlein ha detto che sì, l’avrebbe fatto: «Siamo pronti a sostenere la proposta di un dipartimento per la “Difesa civile” (già firmata e sostenuta da molti nostri parlamentari, amministratori e militanti), che non vediamo in contraddizione, ma complementare all’obiettivo di una difesa comune europea. Riteniamo che al servizio civile e alla difesa civile servano risorse adeguate, percorsi di formazione e di educazione».
Alberto Chiara
[9 settembre 2026]




