Lorenzo Guerini, presidente del Copasir e già ministro della Difesa nei governi Conte II e Draghi. CI aiuti a capire: il riarmo è ineludibile? Non rischia di mandare in soffitta la capacità di cercare soluzioni diplomatiche ai conflitti per costruire la pace?
Guerini: “De Gasperi era sicuramente un uomo di pace, eppure non esitò a proporre all’Italia l’adesione al Patto Atlantico, cioè a un’alleanza militare di difesa che potesse essere un ombrello protettivo capace di garantire pace all’Europa. E mi pare che quella scelta si rivelò esatta perché la NATO ha garantito, negli anni successivi alla sua approvazione, per decenni, pace nel nostro continente rispetto a possibili e concrete minacce che sul fianco orientale erano presenti”.
“Io credo che dobbiamo mantenere forte la prospettiva della pace. Tutti i nostri sforzi devono essere finalizzati alla pace, alla costruzione di relazioni internazionali più proiettate sul dialogo, sul confronto, sull’ascolto, sulla reciproca comprensione e sulla cooperazione, piuttosto che sul confronto aspro o, addirittura, sulle soluzioni sulle soluzioni militari. Ciò non toglie che vi sia un’esigenza da parte dei nostri paesi, in primis di quelli europei, di definire una capacità di difesa che oggi è, se lo guardiamo da una prospettiva europea, molto lacunosa e che necessita di scelte che devono essere compiute con coraggio, con determinazione, per garantire all’Europa capacità di difesa e capacità di affermare una propria autonomia strategica. Anche per affrancarsi da una situazione complessa come quella che stiamo vivendo, in cui, per le volontà di Trump, l’Alleanza Atlantica è in una crisi politica senza precedenti — non tecnico-militare, ma sicuramente una crisi politica senza precedenti — e che richiede da parte dell’Europa la capacità di, appunto, di fare le scelte che è necessario fare”.
Domanda: Queste scelte come vanno declinate?
Guerini: Vanno declinate sicuramente in una prospettiva europea. E’ chiaro che parliamo sempre di capacità militari nazionali; anche la NATO è costruita da un insieme di capacità militari nazionali, però declinate come? In una pianificazione comune, in un comando e controllo comune, in una condivisione della base industriale, in una razionalizzazione dei programmi, in una capacità di fare economia di scala, cioè in una dimensione europea. Ciò che non va bene nella prospettiva del riarmo nazionale non è tanto che il centro di spesa sia sul bilancio del singolo Stato, ma che questo avvenga in maniera non coordinata in una gestione politica comune. Il passaggio fondamentale è la gestione politica comune. Anche la Comunità Europea di Difesa pensata da De Gasperi, aveva queste caratteristiche: si innestava sulle capacità militari nazionali ma dentro un comando e una pianificazione unica. Ecco, io credo che dobbiamo ragionare e ripartire da lì, perché altrimenti la contrapposizione sterile “difesa europea vs capacità militari puramente nazionali”, rischia di essere solo un modo per calciare il pallone in tribuna, mentre abbiamo bisogno di scelte vere.
Domanda: Per fare cosa?
Guerini: Per manifestare una capacità di difesa comune, affermare la nostra autonomia strategica e utilizzare lo strumento militare a sostegno della politica multilaterale di cui l’Europa è sempre stata, e io credo debba tornare sempre di più a essere, protagonista. Quindi l’impiego dello strumento militare per fare operazioni di peacekeeping, per fare operazioni di controllo, per muoversi all’interno dei mandati delle grandi organizzazioni internazionali.
Domanda: Quindi la nascita di una difesa europea potrebbe condurre all’invio di contingenti europei anziché nazionali per operazioni di peacekeeping?
Guerini: Credo di sì. Le missioni militari dell’Unione Europea in questo momento sono ridotte al lumicino e non sono particolarmente performanti. Abbiamo alcune missioni, penso ad esempio a EUTM Somalia piuttosto che in altre realtà, però c’è stata una contrazione.
Invece io credo che a fianco alla definizione di linee molto più cogenti e portate avanti con organicità in campo di una politica estera europea, si debba affiancare una politica di difesa europea che veda anche l’impiego di contingenti multinazionali sotto l’egida europea. Quindi contingenti di diversi paesi europei sotto l’egida europea per fare attività in territori in cui la presenza militare è necessaria per risolvere, pacificare situazioni di conflitto oppure come elemento di calmierazione rispetto a possibili cambiamenti verso lo scoppio di conflitti in particolari situazioni di crisi.
Domanda: E cosa manca invece all’Europa in questo momento per riacquistare una forza di interlocuzione forte con altri attori, per esempio Russia, Israele, per ritornare a portare politiche di distensione, di dialogo?
Guerini: Io non credo che ogni situazione debba essere necessariamente letta dentro una cornice unica, è evidente che le situazioni sono differenti tra di loro. Una cosa è, in questo momento, la relazione con la Russia, che è nella situazione più complicata degli ultimi decenni, la situazione più complicata dopo la fine della Guerra Fredda e il crollo dell’Unione Sovietica.
Anche per la presenza di una di una guida, come il presidente Putin, che ha sempre tenuto in guerra il suo paese, e non riesce a concepire il suo paese fuori dai conflitti. L’Europa ha fatto quello che doveva fare, cioè ha sostenuto l’Ucraina, ha riaffermato i valori e i principi del diritto internazionale e adesso, sta cercando di proporsi/imporsi come uno degli attori che può sedersi al tavolo per favorire una soluzione negoziale. E, pur all’interno di mille contraddizioni, le ultime posizioni espresse dalla Russia di accettazione di un ruolo europeo dentro le trattative di pace, io credo che noi le dobbiamo cogliere come un’opportunità importante che ci consenta di portare il nostro contributo alla costruzione della pace.
Così come per la crisi mediorientale, credo che l’Europa debba essere molto più chiara e netta nei confronti della condanna della politica del governo Netanyahu, di questi ultimi due anni; condannando Hamas e Hezbollah, sostenendo gli sforzi che il presidente libanese Aoun sta facendo per portare a una pacificazione il paese, a una pacificazione con Israele, e aiutandolo a rimuovere l’ostacolo di Hezbollah rispetto a questa prospettiva. E l’Europa lo può fare anche prendendo le decisioni che devono essere prese su Israele, anche in termini di sospensione di cooperazione, anche in termini di regime sanzionatorio.
Dopodiché, io penso che più complessivamente l’Europa debba portare la propria storia, i propri valori di dialogo, di cooperazione, di multilateralismo, in maniera molto più decisa rispetto a quello che abbiamo fatto in questi anni. Dando una maggiore forza a una politica europea, a una politica estera europea nel solco dei valori fondamentali che noi possiamo portare al tavolo della costruzione del nuovo ordine globale. Perché il punto di partenza di tutte queste crisi è che l’ordine globale che conoscevamo, preesistente, è ormai fortemente compromesso e un nuovo ordine è tutto da individuare, e il rischio è che questo nuovo ordine si definisca, si costruisca solo sui rapporti di forza.
Giovanni Innamorati




