Nel suo intervento al Meeting di Rimini, il Ministro Giuseppe Valditara ha affermato: “Proporrò di rendere obbligatorio lo studio dell’italiano per i genitori i cui figli non vanno bene a scuola: non si può perdere a casa quello che si impara a scuola, il fatto che un genitore conosca la nostra lingua, interagisca con i docenti, è fondamentale; ci sono troppi genitori di ragazzi stranieri che non si fanno vedere a scuola mentre anche questo è importante”.
Valditara pone una questione importante, perché è vero che molti alunni e studenti stranieri, specialmente quelli appena giunti in Italia e quelli più piccoli, rischiano di avere un contatto con la lingua italiana esclusivamente durante il tempo-scuola, perché in famiglia si parla un’altra lingua, e la TV è sintonizzata su canali non italiani. È vero anche che molti genitori stranieri interagiscono poco o punto con maestri e professori.
Tuttavia, il Ministro sbaglia quando propone di “obbligare” i genitori stranieri di studenti con difficoltà scolastiche a studiare l’italiano. È propaganda anticostituzionale, che – si parva licet – ricorda gli obblighi fascistissimi in Alto Adige e in Istria-Dalmazia, quando durante il Ventennio era proibito parlare in pubblico in tedesco, sloveno e croato, e dove toponimi e cognomi vennero sistematicamente modificati, spesso con esiti tragicomici. Per fortuna nell’Italia Repubblicana nessuno può obbligare un adulto a sedersi su un banco di scuola, né a imparare una lingua diversa dalla sua lingua madre.
Valditara pensi piuttosto a rafforzare e finanziare meglio e in modo più sistematico i corsi di italiano L2 per i ragazzi stranieri appena arrivati in Italia, oltre a corsi di sostegno al pomeriggio per gli studenti, italiani e stranieri, con carenze linguistiche di base, anche per facilitare l’apprendimento di altre materie scolastiche, e favorire la socializzazione fra compagni di classe.
Il Governo istituisca inoltre criteri premiali per gli adulti stranieri che raggiungono determinati livelli nella conoscenza della lingua, della storia e della geografia del nostro paese, meglio se certificati da un titolo di studio valido per l’Italia. Già la concessione del permesso di soggiorno permanente per lo straniero extracomunitario esige la certificazione di italiano almeno di livello A2. Questo obbligo potrebbe essere meglio articolato e approfondito, ad esempio accelerando la concessione di permesso permanente e della cittadinanza per chi possiede livelli più evoluti di conoscenza dell’italiano e della cultura italiana, e per chi consegue in Italia determinati titoli di studio.
Tuttavia, non bastano gli auspici né i criteri premiali: è anche necessario che gli stranieri siano messi in condizione di apprendere bene l’italiano. Non si parte da zero: oggi in Italia vi sono 130 Centri Provinciali per l’Istruzione degli Adulti e mille istituti superiori che erogano corsi serali. Tre quarti dei 524 mila studenti che frequentano queste scuole sono stranieri. Questi numeri possono sembrare imponenti, ma – nonostante siano in crescita – l’indagine Adult Education Survey dell’Istat evidenzia che in Italia la partecipazione alla formazione continua (25-64 anni) resta inferiore di circa 11 punti percentuali rispetto alla media europea. Andrebbero istituiti anche corsi per adulti la mattina, fruibili dalle casalinghe con bambini a scuola (forse la categoria che impara l’italiano con maggior difficoltà), dai turnisti, da chi fa le pulizie la mattina presto o di notte…
Valditara ha individuato un problema reale, ma ha indicato soluzioni impraticabili. Tuttavia, l’ordinamento può essere facilmente modificato per indurre gli stranieri a investire sulla conoscenza della lingua italiana, e la nostra scuola ha gli strumenti per affrontare la questione. Sarebbe importante farlo presto e bene perché, come diceva Don Lorenzo Milani, “è la lingua che ci fa uguali”.
Gianpiero Della Zuanna
[28 agosto 2026]
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