2 giugno 1946: il primo voto delle donne italiane, un riconoscimento conquistato

Una donna anziana a lutto in primo piano e sullo sfondo un giovane soldato che salta su una mina. Sotto, queste parole: “Non ci sarebbe stata la guerra se tu, donna avessi potuto votare” .Considero questo manifesto della DC del 1946 uno dei più intensi e convincenti sul voto alle donne. Non una concessione né solo la doverosa risposta a una decisa rivendicazione, ma il riconoscimento del valore che la piena cittadinanza politica delle donne avrebbe portato all’Italia in termini di umanità, di giustizia e di pace.

80 anni furono 13 milioni, quasi il 90% delle aventi diritto le donne che si presentarono, consapevoli ed emozionate, alle urne, per scegliere tra Monarchia e Repubblica e per votare l’Assemblea Costituente, dove su 554 componenti 21 saranno le donne elette: 9 dc, 9 pci, 2 socialiste e una dell’Uomo qualunque.

Le radici di quella svolta affondano lontano. Già tra la fine dell’Ottocento e i primi decenni del Novecento associazioni femminili di diversa ispirazione aveva avanzato richieste di partecipazione politica. Le guerre mondiali avevano poi dimostrato la capacità delle donne di sostenere il Paese nel lavoro, nell’assistenza e nella vita sociale. Ma fu soprattutto durante il fascismo, la guerra e la Resistenza che maturò la consapevolezza dell’impossibilità di escludere ancora metà della popolazione dalla vita democratica.

Determinante fu il ruolo dell’associazionismo femminile nella sensibilizzazione, preparazione e partecipazione delle donne italiane all’esercizio del voto. Il Centro Italiano Femminile (CIF), nato nel 1944 come federazione di associazioni cattoliche, presieduto da Maria Federici promosse l’educazione civica delle donne, l’impegno sociale e ne incoraggiò la partecipazione politica. Parallelamente operò l’Unione Donne Italiane (UDI), espressione di culture politiche antifasciste – comuniste, socialiste e azioniste – diverse ma unite nell’obiettivo dell’emancipazione e della piena cittadinanza. Anche il Movimento Femminile della Democrazia Cristiana, nato nel 1945 e affidato da De Gasperi ad Angela Cingolani Guidi, svolse un’intensa attività di preparazione e mobilitazione, organizzando incontri, corsi e campagne informative.

La decisione di riconoscere il voto alle donne, sancita nel 1945 dal governo guidato Bonomi su impulso di De Gasperi e Togliatti, quindi con il consenso delle principali forze antifasciste, maturò in un contesto di ampia condivisione politica. Nessuno poteva ignorare il contributo femminile alla lotta di Liberazione. Le donne erano state staffette partigiane, organizzatrici clandestine, infermiere, combattenti. Ma erano state anche protagoniste di una resistenza disarmata e quotidiana: avevano nascosto perseguitati, mantenuto unite le famiglie, garantito sopravvivenza e solidarietà nelle comunità devastate dalla guerra.

Le cronache del 2 giugno restituiscono l’emozione di una giornata vissuta come un passaggio storico. Molte donne si presentarono ai seggi con il vestito della festa. Alcune percorsero chilometri a piedi. Molte portarono con sé i figli piccoli, quasi a voler trasmettere loro il significato di quel momento. Le testimonianze raccontano code ordinate, commozione e orgoglio.

Una contadina emiliana ricordò anni dopo: «Mi sembrava di contare qualcosa anch’io». Una giovane maestra raccontò di aver conservato la scheda elettorale come una reliquia civile. Religiose impegnate nelle opere assistenziali descrissero il voto come un esercizio di responsabilità verso il bene comune. Donne popolane e donne istruite, operaie e professioniste, credenti e laiche condividevano la stessa consapevolezza: per la prima volta la loro voce avrebbe contribuito a decidere il destino dell’Italia.

Votarono in massa. L’affluenza femminile superò ogni previsione e smentì pregiudizi ancora diffusi sulla presunta impreparazione politica delle donne. Da quel voto uscirono anche le ventuno donne che entrarono nell’Assemblea Costituente, le future “Madri Costituenti”, protagoniste della scrittura dei principi di uguaglianza e dignità che ancora oggi fondano la Repubblica.

Il 2 giugno 1946 non segnò soltanto l’estensione del suffragio universale. Fu il giorno in cui la Repubblica nascente riconobbe formalmente ciò che la storia aveva già dimostrato: le donne erano state protagoniste della rinascita nazionale e avevano pieno diritto di partecipare alla costruzione della democrazia italiana. Un riconoscimento conquistato con coraggio, responsabilità e impegno civile.

Silvia Costa

[2 giugno 2026]

Foto da www.quirinale.it

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