Riproponiamo in questi giorni di agosto un’intervista a Graziano Delrio realizzata da Paolo Danuvola per l’ultimo numero de “Il Sicomoro” periodico digitale del gruppo milanese di Comunità Democratica.
Pace, deterrenza, difesa, riarmo, guerre. A che ‘pericoloso’ punto siamo arrivati?
Siamo ad un punto molto pericoloso: l’umanità non desidera la guerra ma tutto sembra costruire una logica e un delirio bellicista. Una rivisitazione della violenza come normalità, la rassegnazione alla guerra come ineluttabile, la pace e il dialogo considerate posizioni utopiche. La cooperazione allo sviluppo, il disarmo, la prevenzione dei conflitti vengono derisi e sottoposti al diritto della forza. Sono indebolite tutte le strutture multinazionali con conseguenze devastanti sulla cultura politica e sulla convivenza. Di fronte a tutto questo bisogna fare la nostra parte disarmando le parole come ci suggerisce Papa Leone, rifiutare la logica del nemico, rivolgere lo sguardo alle vittime da qualsiasi parte siano e alle ragioni da qualsiasi parte stiano. La pace deve diventare un’ossessione, ma non può essere mera aspirazione morale o incapace di vedere la realtà. Bisogna costruire istituzioni credibili e l’Europa può diventare riferimento mondiale. Ribadire con forza che nessuna guerra deve coinvolgere i civili e che è possibile prevenire conflitti con il dialogo e le relazioni. Il metodo del negoziato e dell’incontro. Non dobbiamo credere che la guerra sia inevitabile: le guerre sono la sconfitta della politica e dell’umanità.
Il ‘campo largo’ pare elettoralmente stretto e il PD soffre di un’emorragia da parte di chi non si riconosce in una polarizzazione identitaria radicale. Quali gli spazi che rimangono nel PD per l’area cattolico democratica? Comunità Democratica come si pone?
La logica amico-nemico che culturalmente produce la guerra ha purtroppo infiltrato con polarizzazioni e visioni manichee anche la Politica. Se anche i grandi partiti popolari si mettono a rincorrere le emozioni forti e le suggestioni della massa, preparano la caduta della democrazia e di sé stessi. La cultura cattolico democratica e Comunità Democratica cercano di animare ovunque nel paese dialoghi sereni sui problemi concreti della gente, sapendo che la politica non è semplicemente la ricerca di proposte economiche più o meno efficaci o di tecniche amministrative che pure sono necessarie: la politica ha bisogno di grandi principi e valori a cui ispirarsi. Valori che hanno costruito prosperità e sviluppo umano integrale. La politica senza principi e cultura è un vuoto esercizio di potere e il ruolo dei cattolici e delle associazioni come Comunità Democratica sta proprio nel riportare sempre il dialogo e la discussione sull’essenza della politica: la dignità incomprimibile di ogni essere umano e di ogni popolo, la giustizia e la destinazione universale dei beni, la libertà e la solidarietà, la democrazia.
Stringono i tempi e si accelera sulla legge elettorale: poteri di candidatura ‘utile’ nelle mani dei segretari di partito e ampi premi di maggioranza: i cittadini troveranno il motivo per andare a votare?
Per la prima volta dopo ottant’anni rischiamo che i cittadini non possano scegliere nemmeno una piccola parte dei loro rappresentanti. Questa legge elettorale va assolutamente rifiutata perché indebolisce la democrazia rappresentativa ed impedisce ai cittadini di riconoscersi e di esprimere fiducia nelle persone che le devono rappresentare. Abbiamo detto già diverse volte che il primo disastro da risanare è il rapporto tra eletto ed elettore. Ciò può avvenire con collegio uninominali o con il sistema delle preferenze, ma certamente non con le liste bloccate, scelte dalle segreterie dei partiti. Inoltre, un premio di maggioranza così elevato rischia di consegnare nelle mani di una maggioranza esigua il potere della scelta dei rappresentanti delle istituzioni più alte, a partire dal Presidente della Repubblica. Credo che si stia perdendo l’occasione per lavorare insieme sulle riforme che possono rendere questo paese più giusto e moderno.
[16 agosto 2026]




