Il 3 settembre scorso il Consiglio regionale del Veneto ha approvato le quattro Intese con il governo Meloni per la devoluzione alla regione delle competenze esclusive in quattro materie: coordinamento della finanza pubblica in tema di sanità, professioni non ordinistiche, previdenza complementare e protezione civile. Entro il mese faranno altrettanto le altre tre regioni – Lombardia, Piemonte e Liguria – per le medesime Intese. Le pre Intese erano state sottoscritte da Governo e i presidenti delle regioni a marzo, ed erano state portate in Parlamento, dove con un atto di indirizzo Senato e Camera avevano impegnato l’Esecutivo a proseguire l’iter per realizzare questa forma di autonomia differenziata. Una volta che tutti e quattro i Consigli regionali avranno sottoscritto ciascuno le quattro Intese, il governo dovrà fare altrettanto, trasformandole quindi i disegni di legge; questi dovranno essere approvati dal Parlamento a maggioranza assoluta, con la possibilità di modificare i testi.
Sono tre le principali criticità di questi testi evidenziate, durante l’esame parlamentare delle pre Intese, sia dalle audizioni che dai gruppi di opposizione. La prima nasce dalla constatazione che le quattro pre Intese e ora le Intese sono identiche per le quattro regioni; un “copia e incolla” in senso stretto, tanto che nei testi riguardanti il Veneto si citava erroneamente il Piemonte. Orbene nella sentenza Pitruzzella della Corte costituzionale del 2024 che aveva bocciato buona parte della legge Calderoli sull’Autonomia differenziata, si esplicitava il fatto che la devoluzione di competenze esclusive debba riguardare non intere materie (23 quelle indicate nell’articolo 117 della Costituzione) ma “specifiche funzioni legislative e amministrative e debba essere giustificata, in relazione alla singola regione, alla luce del principio di sussidiarietà”. Dunque delle Intese identiche per le quattro regioni, che hanno specificità territoriali e sociali, cozzano con la sentenza della Consulta: quest’ultima, infatti, aveva sottolineato come “l’attribuzione alle regioni ordinarie di forme e condizioni particolari di autonomia deve essere interpretato nel contesto della forma di Stato italiana”, vale a dire entro “i principi dell’unità della Repubblica, della solidarietà tra le regioni, dell’eguaglianza e della garanzia dei diritti dei cittadini, dell’equilibrio di bilancio”.
La seconda criticità concerne il fatto che tutte e quattro le regioni a statuto ordinario dell’Italia settentrionale, territorialmente adiacenti, avranno maggiori e identiche competenze legislative e amministrative, differenziandosi quindi dalle restanti regioni italiane del centro-sud. Si va definendo quindi una nuova forma Stato per la nostra Repubblica, assai simile ad una confederazione, tra la Padania e il resto d’Italia. Inevitabile pensare a Repubblica Ceca e Slovacchia, che da Stato unitario sono giunte alla separazione passando per una forma di confederazione. Cavour e Garibaldi mandati in soffitta da un governo sovranista senza batter ciglio.
La terza criticità riguarda il merito delle funzioni devolute a Veneto, Lombardia, Piemonte e Liguria, e in particolare quella riguardante il coordinamento della finanza pubblica in tema di sanità. Le quattro Regioni avranno, nel rispetto della sostenibilità di bilancio, margini di manovra assoluti nella gestione delle loro risorse nella sanità. Potranno, per esempio, aumentare il contributo pubblico alle strutture private convenzionate, attirando quindi i grandi gruppi privati, o spingendo questi ultimi a portare a Nord i loro pazienti seguiti nelle loro strutture site nelle regioni del centrosud; oppure – senza toccare il contratto che è di competenza statale – potranno introdurre misure in favore del personale sanitario (previdenza complementare, incentivi, salario accessorio), aprendo quindi la concorrenza in questo settore con gli ospedali del centrosud: uno scenario niente affatto fantasioso, vista la carenza in Italia di personale sanitario. Stesse criticità valgono per le professioni, rispetto alle quali le quattro regioni potranno aprire una concorrenza con le altre regioni italiane. La Fondazione Gimbe, nelle audizioni in Parlamento, ha sottolineato che le differenze nella sanità pubblica tra le quattro regioni del Nord e quelle del Sud saranno destinate ad aumentare.
Giovanni Innamorati
[5 settembre 2026]




